Il presidente del Parlamento europeo, il polacco Jerzy Buzek, ha ricevuto oggi i rappresentanti dei movimenti per la vita e per la famiglia di 17 Paesi (Austria, Spagna, Irlanda, Italia, Polonia, Germania, Portogallo, Lituania, Francia, Repubblica ceca, Ungheria, Romania, Belgio, Croazia, Grecia, Regno Unito e Slovacchia) che hanno presentato una petizione sottoscritta da 500mila cittadini europei. |
giovedì 17 dicembre 2009
BUZEK RICEVE I PRO LIFE EUROPEI
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giovedì 10 dicembre 2009
L'ULTIMA TROVATA DEGLI AMBIENTALISTI
PIU' ABORTI IN AFRICA PER SALVARE LA TERRA Ecco l’ultima proposta dagli allarmisti del global warming. Le emissioni di carbonio possono essere ridotte attraverso un’iniziativa “caritatevole” da parte dei consumatori del mondo sviluppato nei confronti dei Paesi poveri del pianeta: pagare per garantire loro i mezzi di controllo e di riduzione delle nascite. Condom e aborto per combattere il riscaldamento globale. Verrebbe da sorridere se non fosse che questo bislacco progetto è stato ideato e finanziato da una delle più prestigiose fondazioni britanniche, l’Optimum Population Trust (OPT), che, a dire il vero, nonostante l’impostazione culturale liberal, già nel nome ricorda più i componenti della fazione aristocratica conservatrice della tarda Repubblica romana, gli optimates, i migliori, appunto. Che tutta l’iniziativa nasconda una venatura aristocratica e classista, lo dimostra la finalità del progetto dell’OPT, volto a finanziare chi, nei Paesi in via di sviluppo, non ha la possibilità di abortire bambini indesiderati. I ricercatori dell’OPT stimano, infatti, che nel mondo, ogni anno, siano più di 80 milioni le gravidanze non desiderate. Dietro un simile progetto, in realtà, ci sono quattro ragguardevoli personaggi di peso che rappresentano il Gotha dell’ambientalismo britannico. Si tratta di Sir David Attenborough, dell’ex ambasciatore Sir Crispin Tickell, dell’onorevole Jonathon Porritt e del Professor James Lovelock. Cosa dicono questi esimi e illustri esponenti della prestigiosa “environmental charity”? Semplicemente che la ricetta più efficace per scongiurare l’imminente catastrofe dovuta al global warming è quella di un’intensa campagna di family planning nei Paesi del Terzo Mondo. Condom e aborto per evitare le gravidanze indesiderate, quelle che soprattutto le povere nere sono costrette a subire. Ovviamente, nessuna delle quattro eccelsi menti si sogna che forse è proprio a causa della povertà che molte gravidanze sono “indesiderate”. E che, forse, sarebbe meglio risolvere prima il problema scandaloso dell’indigenza della maggior parte della popolazione mondiale, piuttosto che imporre un sistema (family planning) che serve soltanto ai ricchi occidentali per consumare (e inquinare) sempre di più. Né una parola viene spesa per i 7.000.000 di bambini “desiderati” che muoiono ogni anno nel mondo per denutrizione. Strana logica (o meglio, logica neocoloniale e razzista) quella dell’Optimun Population Trust: per ridurre le emissioni di carbonio non si devono ridurre i consumi e quindi l’inquinamento dei ricchi, ma ridurre le nascite dei poveri. Presto fatto il calcolo dei ricercatori dell’OPT: ogni 4 sterline spese in contraccettivi si ottiene la riduzione di una tonnellata di CO2 dal global warming; per ottenere lo stesso risultato ci vorrebbero 8 sterline per la forestazione, 15 sterline per l’energia eolica, 31 sterline per gli impianti solari e 56 sterline per le auto ibride. Ma il calcolo più cinico è quello secondo cui «le 10 tonnellate di CO2 che vengono immesse durante un volo di andata e ritorno da Londra a Sydney, potrebbero essere compensate dall’eliminazione di un bimbo indesiderato in un Paese come il Kenya». Gli stessi ricercatori sostengono che quella mancata nascita non solo ridurrebbe le inquinanti emissioni di carbonio, ma anche - udite, udite - il numero delle vittime del climate change. Cos’è, in fondo, il sacrificio di un negretto di fronte alla salvezza dell’umanità? Questa aberrante iniziativa - denominata PopOffsets - parte dal presupposto (discutibile) che esista una correlazione tra l’aumento della popolazione e il cambiamento climatico. Più gente c’è in giro e più si inquinerebbe. In realtà, il rapporto tra bassa fertilità ed elevato livello di produzione e consumo fu analizzato per la prima volta da Malthus, il quale sosteneva un’idea un po’ diversa da quella dell’OPT. Il celebre economista inglese ha evidenziato, infatti, che la capacità di consumo è direttamente proporzionale proprio al basso tasso di fertilità. Meno figli si hanno, più si consuma e, quindi, maggiore è l’inquinamento. Una delle cause della crisi demografica che sta vivendo la ricca società occidentale è dovuta, tra l’altro, anche al desiderio che i singoli individui consumino sempre più beni e utilizzino sempre più servizi (compresi i viaggi tra Londra e Sydney). A tutti appare evidente, del resto, che una casalinga impegnata ad accudire tre figli abbia certamente meno opportunità di immettere CO2 nell’aria rispetto a una coetanea single. L’Optimum Population Trust ritiene, invece, che a pagare per l’inquinamento della società occidentale debbano essere i Paesi sottosviluppati e lancia l’iniziativa PopOffsets come una generosa offerta. Roger Martin, direttore dell’OPT, sostiene, infatti, che il progetto offra una «practical and sensible response». In che cosa consista questa risposta, Martin lo chiarisce subito: «Per la prima volta in assoluto le persone fisiche, le società e le organizzazioni avranno l’opportunità di compensare le emissioni di carbonio da essi prodotte, finanziando progetti di pianificazione familiare». Anche qui i conti, per l’OPT, sembrano tornare: «La riduzione di CO2 a 34 miliardi di tonnellate costerebbe 220 miliardi di dollari con il family planning, contro i mille miliardi di dollari che si dovrebbero spendere in caso di ricorso alle sole energie alternative». Sempre secondo la “generosa” fondazione britannica, l’attuale popolazione mondiale di 6.8 miliardi di individui cresce al ritmo di circa 84 milioni di persone all’anno. Per rendere più efficace l’idea, spiegano che una simile crescita «corrisponde a una nuova nazione come la Germania ogni anno o a una città come Birmingham ogni settimana». Secondo le stime delle Nazioni Unite ci si deve aspettare un picco di 9 miliardi entro il 2050. In quel lasso di tempo, secondo gli scienziati delle stesse Nazioni Unite, le emissioni di carbonio dovranno essere ridotte almeno dell’80% per evitare un pericoloso aumento della temperatura del pianeta. Roger Martin & Co. sul punto sono chiari: «L’attuale livello di crescita della popolazione umana è insostenibile e determina una grave pressione sulle risorse globali. L’attività umana sta acuendo il problema legato al global warming, al punto che più aumentano i livelli di popolazione, più inevitabilmente si innalza la quantità di emissioni e, conseguentemente, le vittime del cambiamento climatico». Da qui l’esigenza di prevenire le nascite nei Paesi poveri. Jonathon Porritt, che è stato anche primo presidente della Sustainable Development Commission (SDC), la commissione per lo sviluppo sostenibile voluta dal governo laburista, ha candidamente dichiarato che l’iniziativa PopOffests rappresenta una delle «most progressive forms of intervention». E l’esempio di “progressismo” che cita è significativo: «Se in Cina non fosse stata applicata la politica del “figlio unico”, oggi ci sarebbero 400 milioni di cinesi in più». Poco importa al progressista Jonathon Porritt se il rapporto per il 2008 del Dipartimento di Stato americano sui “Diritti umani in Cina”, pubblicato il 25 febbraio 2009, abbia denunciato la legge repressiva sulla pianificazione familiare come una delle più gravi violazioni della dignità e dei diritti di donne, uomini e bambini. Né poco importa all’ambientalista Porritt che proprio il Parlamento britannico, nel condannare fermamente quella brutale politica di sterilizzazione e aborto forzato, abbia stimato che siano non meno di 130 mila le interruzioni obbligatorie di gravidanza nella Cina comunista. La cosa strana è che di fronte alle farneticazioni dell’OPT non si sia levata nessuna voce da parte, ad esempio, delle femministe, sempre pronte a difendere i diritti delle donne, degli anticolonialisti, sempre pronti a denunciare la violenza culturale dell’uomo bianco, degli anticlassisti, sempre pronti a scagliarsi contro l’ignominia delle diseguaglianze sociali, e di coloro che combattono la fame nel mondo, sempre pronti a urlare la vergogna del solco profondo che divide i Paesi ricchi dal resto del mondo. Evidentemente è ancora talmente forte il peso ideologico del family planning che nessuno osa mettere in discussione un sacro totem: il binomio intoccabile di condom e aborto. Ci provò Benedetto XVI, qualche tempo fa, e mal gliene colse. Così passa sotto silenzio l’incredibile iniziativa dell’OPT. L’equiparazione di un volo Londra-Sydney alla vita di un piccolo keniota la dice lunga sul grado di disumanità che può raggiungere un certo ambientalismo liberal e progressista. Non c’è nulla da fare, l’ideologia, per quanto ammantata di ottimi propositi, è sempre nemica dell’uomo. |
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domenica 6 dicembre 2009
DOWN? ALLORA VALI ZERO
E IL GEMELLO DOWN NON VALE UN EURO? Leggo l’agenzia di stampa e, nonostante mi reputi abituata a sentirne di tutti i colori, riesco ancora a sbalordire. Qualcosa nella ragionevolezza si è inceppato. (ANSA) - MILANO, 30 NOV - La donna che nel giugno 2007, incinta di due gemelli, per un errore nell’aborto selettivo all’ospedale San Paolo di Milano subì una interruzione di gravidanza sul feto sano invece che su quello affetto da sindrome di Down ha chiesto un risarcimento di un milione di euro. Ad avanzare la richiesta di condanna al risarcimento dei tre medici imputati nel processo in corso a Milano è stato il legale della donna e del marito, l’avvocato Davide Toscani. "Si tratta della perdita di una vita umana - ha spiegato il legale -, dell’impossibilità di questa coppia di avere in futuro una nuova gravidanza per il trauma subito". Nessuna condanna o risarcimento, ha aggiunto Toscani, "darà mai ristoro a questa coppia". Intanto dico subito che non si è trattato della perdita di una vita umana, ma di due. Infatti i bambini abortiti sono due. A meno di voler sostenere che una, quella sana, era vita umana e l’altra, quella malata, no. Cioè a dire che un malato non è un appartenente alla famiglia umana. E tutti i bimbi affetti da sindrome di Down non sono umani? A meno di voler sostenere che una aveva diritto di nascere e l’altra no. Dunque i portatori di trisomia 21 che sono al mondo ci stanno da clandestini? Ci sono ma non dovrebbero esserci? Per loro il foglio di rimpatrio significa rispedirli al mittente, cioè a quel caso o a quel Dio che li ha imbarcati sulla fragile imbarcazione di un utero materno? Sono sbalordita: all’epoca della notizia mi ero commossa, avevo pensato al dolore di una mamma e di un papà che immaginavo sconvolti per aver toccato con mano quanto la pretesa del figlio perfetto si fosse tramutata in tragedia reale. Sarà difficile percepire l’ingiustizia di un aborto selettivo quando tutto “va bene”, quando poi stringi tra le braccia un figlio come tu lo volevi, lo coccoli, lo nutri, lo proteggi e lui ti guarda e ti sorride come solo un figlio fa. La mente allontana il pensiero del costo che hai dovuto pagare (anzi, siamo franchi: che qualcun altro ha pagato). Salvo poi lasciarsi come Pollicino le briciole di un dolore che sa di rimorso per tutta la vita. Ma questa è una altra storia, vergognosamente negata da chi vede nell’aborto un problema tecnico da risolvere con una operazione o due pilloline. Ma in un caso come questo, no. La realtà mette di fronte all’evidenza: erano uguali ma uno era voluto, l’altro no. Non posso credere che la reazione sia: accidenti a quei medici che hanno sbagliato! Tutta colpa loro! Loro si saranno anche sbagliati, e forse potevano essere ancora più scrupolosi, ma la medicina non è a prova di errore, anche se non c’è scritto in questi termini nei moduli di consenso informato. A prova di errore dovrebbe essere l’amore: per andare sul sicuro si ama tutti, è così che non ci si sbaglia. Nessun risarcimento sarà adeguato alla perdita di una vita umana? E quale risarcimento è un milione di euro? Una cifra “simbolica”? Ma cinquecento per due o un milione per una, perché l’altra non valeva niente? Caspita, come galoppa l’inflazione. fonte: http://www.piuvoce.net/ |
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giovedì 26 novembre 2009
ORA IL GOVERNO ABBIA CORAGGIO!!!
RU486. IL GOVERNO RACCOLGA CON CORAGGIO IL SEGNALE CHE ARRIVA DAL PARLAMENTO «Siamo soddisfatti per la decisione della Commissione d’indagine sull’Ru486 di sollevare dubbi sull’uso della pillola abortiva ed in particolare sulla sua compatibilità con la legge 194» commenta Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita. «Attendiamo ora il pronunciamento del governo che ci auguriamo voglia, con coraggio, raccogliere il segnale che arriva dal Parlamento e che non è solo formale e burocratico.«Del resto è ormai accertato che le procedure seguite nelle Regioni dove la pillola è già stata utilizzata non tengono in alcun modo le prescrizioni della legge. Come potrebbe il ministro mettere la mano sul fuoco che le cose improvvisamente cambino e che tutte le strutture sanitarie diventino di colpo (e rimangano nel tempo) strettamente osservanti della norma? «La Ru486, costituisce senza ombra di dubbio una pericolosa (anche per la donna) forma di estremizzazione dell’aborto, sancisce un suo ritorno nel privato e di conseguenza provoca uno svuotamento dall’interno della legge 194. Ma al nocciolo della questione aborto non c’è il metodo usato per provocare l’interruzione della gravidanza ed in fondo non c’è neppure la stessa legge 194 (che pure lotteremo fino in fondo per cambiare) ma la consapevolezza che i soggetti coinvolti nell’aborto sono almeno due: la donna ed il bambino. Sappiamo attraverso l’esperienza dei nostri Centri di aiuto alla vita che ben poche donne consapevoli dell’identità del figlio che portano in grembo scelgono l’aborto. Non è un caso» conclude Casini «che la Spagna e la Polonia, equivalenti come numero di abitanti e dalle leggi di aborto pressoché uguali, contino ogni anno 110mila Ivg la prima e solo 328 la seconda». |
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sabato 31 ottobre 2009
SALVATORE CRISAFULLI
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HOLLY, UCCISA DALLA RU-486
Monty Patterson sei anni fa perse la propria figlia che, a sua insaputa, si era recata in una clinica per abortire. Le fu prescritto del mifepristone, o RU-486, e le venne fissato un appuntamento. Le complicazioni la portarono però alla morte. Aveva 18 anni. Il padre racconta a ilsussidiario.net la sua esperienza. L’ultimo giorno di Holly Io, Monty Patterson, ho sentito per la prima volta parlare del mifepristone, o RU-486, il 17 Settembre 2003, il giorno peggiore della mia vita. Mi arrivò una chiamata, quella mattina presto, mentre ero al lavoro: un’infermiera mi disse che mia figlia diciottenne, Holly, era in ospedale e in condizioni molto serie. Mi precipitai all’ospedale che era vicino a Livermore, alla periferia di San Francisco, dove io e Holly vivevamo. Una volta là, la trovai nel reparto di terapia intensiva, a mala pena cosciente, troppo debole per parlare, pallida, con la faccia gonfia, e che respirava a fatica. Era una cosa assolutamente senza senso. Holly, una splendida bionda con gli occhi azzurri, era una fanatica del fitness in perfetta salute. Mentre le stavo accanto, il dottore arrivò e spiegò frettolosamente: «Stiamo facendo tutto il possibile per lei, ma potrebbe non farcela. Queste cose a volte accadono come conseguenza della pillola». Ero completamente disorientato: «Come, scusi? La pillola anticoncezionale?». Chiesi. «No, la pillola abortiva». Replicò il dottore. Scioccato, gli chiesi: «Di che cosa sta parlando? Quale pillola abortiva?». Il dottore si rese conto che brancolavo completamente nel buio. Spiegò brevemente che Holly si era sottoposta a una “interruzione precoce di gravidanza” con la somministrazione doppia di mifepristone (nota come Ru-486) e di misoprostolo. Disse che stava soffrendo di un aborto incompleto e di un’infezione massiccia. I suoi organi vitali cominciavano a non funzionare più e i suoi polmoni si stavano riempiendo di liquido. «Shock settico», mi fu detto. Poco dopo la crisi aumentò. Le condizioni di Holly deterioravano rapidamente; i monitor attorno a Holly cominciarono a suonare l’allarme. Sentii le parole: «Codice blu!», e fui fatto uscire dalla stanza. Non riuscendo a reggere oltre, a un certo punto irruppi nella stanza e spostai la tenda. Porterò quell’immagine nella mia mente per il resto della mia vita. Lo staff dell’ospedale stava lavorando freneticamente per salvare la fragile vita di Holly. Qualcuno stava premendo sul suo torace cercando di rianimarla, le venivano somministrati dei farmaci e i monitor continuavano a suonare. La linea di Holly era piatta. Tutti mi guardarono increduli e costernati. Holly era morta, appena prima delle 14:00. La morte di Holly ci lasciò tutti scioccati. Non sapevo cosa pensare a parte il fatto che c’era qualcosa di terribilmente sbagliato. Volevo scoprire cos’era successo e fare qualcosa in merito. Gli avvenimenti Nell’Agosto 2003, Holly Patterson, allora diciassettenne, aveva scoperto di essere rimasta incinta dopo un rapporto col suo ragazzo, di sette anni più grande. Il 10 Settembre, poco dopo il suo diciottesimo compleanno, la coppia si recò in una clinica di controllo delle nascite per terminare la sua gravidanza di sette settimane. Alla clinica somministrarono oralmente a Holly 200mg di mifepristone (RU-486), che blocca l’ormone progesterone, necessario per mantenere una gravidanza. A casa, ventiquattro ore dopo, seguendo le istruzioni della clinica, inserì in vagina 800mcg di misoprostolo per indurre le contrazioni ed espellere il feto. ll 13 Settembre chiamò la linea diretta della clinica di controllo delle nascite lamentando violenti crampi. Le fu detto che erano sintomi normali e di prendere l’antidolorifico prescritto dalla clinica. Il 14 Settembre, soffrendo ancora di crampi e sanguinamento, Holly si recò al pronto soccorso del centro medico di Pleasanton; i dottori del centro, ai quali disse dell’aborto, la rimandarono a casa con un’ulteriore dose di antidolorifici. I dolori continuavano. Holly era debole, vomitava, e non riusciva a camminare. Alle prime ore del mattino del 17 Settembre Holly fu riammessa al pronto soccorso del centro medico, dove morì più tardi quel pomeriggio, il settimo giorno dopo aver cominciato la procedura d’aborto della RU-486 e giorno in cui era stata fissata una visita di routine per verificare che l’aborto fosse completo. Il 31 Ottobre 2003 il medico legale dell’ufficio di Alameda, California, emise un rapporto nel quale si concludeva che Holly Patterson era morta per shock settico, dovuto a endometriosi (infezione del sangue legata all’utero), causata dai farmaci utilizzati nella terapia dell’aborto indotto. Le mie opinioni sulla RU-486 Penso che mia figlia non avesse avuto adeguate informazioni né sufficiente appoggio per affrontare un aborto da sola. I passi previsti dalla procedura possono essere troppo superficiali: la paziente prende una pillola, quindi è mandata a casa a fare il resto da sé. Ci sono troppe cose che possono andare storte. RU-486 e misoprostolo sono una combinazione pericolosa da poter somministrare con sicurezza, se non altro perché è impossibile dire la differenza fra gli effetti considerati normali della sostanza e i possibili sintomi di una grave infezione. Alle donne viene detto che devono aspettarsi dolori addominali e sanguinamenti maggiori di quelli di un normale ciclo mestruale; inoltre, le donne che sono morte di infezione provocata dal batterio Clostridium Sordellii come conseguenza della pillola abortiva non hanno avuto febbre, un effetto collaterale normale per un’infezione, secondo quando affermato dall’FDA (Food’s and Drug Association, l’associazione americana per il controllo dei cibi e dei farmaci). Diventa quindi molto problematico per una donna capire se i suoi sintomi vanno al di là dei cosiddetti “normali effetti collaterali”. Le donne e le loro famiglie devono sapere che la procedura dell’RU-486 può finire in una tragedia. Holly, a diciotto anni, era legalmente responsabile della sua decisione, ma cosa succederà con ragazzine di sedici anni o ancor meno? E comunque anche una donna sposata trentenne con due bambini ha perso la vita cinque giorni dopo aver preso la pillola abortiva. Holly non si è forse resa conto che aveva di fronte altre possibili alternative e che la sua famiglia l’avrebbe sostenuta durante la gravidanza. I genitori dovrebbero comunicare con le loro figlie e porre la domanda che io vorrei aver posto: “Cosa faresti se tu avessi una gravidanza imprevista, e come pensi che io reagirei?” Assicuratevi che sappiano che siete lì per loro, non importa cosa accade. Holly voleva tenere il suo aborto segreto e credo che pensasse che avrebbe deluso tutti attorno a sé e che doveva portare questo peso da sola. È un giorno molto triste quello in cui un padre seppellisce sua figlia perché le sono mancate conoscenze per fare una scelta cosciente e informata, ha sofferto in silenzio e ha pagato da ultimo con la sua vita. Forse sono state paura e vergogna che l’hanno portata a decidere che poteva prendere una pillola e far svanire tutto. Vorrei che me l’avesse detto, così avrei potuto aiutarla. Se solo mi avesse parlato, le cose sarebbero andate diversamente. La mia lotta per la verità sulla morte di Holly La lotta per la verità sulla morte di Holly ha significato per me che la sua morte non è stata vana, non è finita “sotto il tappeto”, non è diventata un altro dato statistico sugli accettabili effetti collaterali nell’avanzata del movimento in favore dell’aborto farmaceutico. La pubblicizzazione della morte di Holly è stata importante per informare il pubblico e aumentare la consapevolezza sui pericoli dell’aborto con la RU-486. Le donne possono fare scelte consapevoli se hanno informazioni affidabili e veritiere. Si dovrebbero porre domande alle case farmaceutiche produttrici della pillola e mettere in discussione le dichiarazioni enfatiche dei loro sostenitori sul fatto che l’aborto con mifepristone e misoprostolo sia sicuro, efficace, e ben sopportato dalle donne. Anche dopo le morti e i danni causati da queste sostanze, i produttori e i loro sostenitori hanno dichiarato l’inesistenza di consistenti relazioni causali fra le medicine e queste rari casi di morte. Conoscere la verità sulla RU-486 ha incoraggiato alcuni genitori e famiglie ad aumentare il dialogo coi loro figli sui reali rischi e pericoli dell’aborto farmaceutico. Se vi è la possibilità, le scelte di fronte a una gravidanza indesiderata dovrebbero prima essere discusse a casa col supporto della famiglia. I genitori preferirebbero che le loro figlie si astenessero dal sesso, e alcune così fanno, ma dobbiamo accettare che in realtà molte non lo fanno. I danni e le morti dell’aborto farmaceutico non possono essere ignorati, soprattutto a livello normativo e tutto questo ha alla fine forzato FDA e produttori della pillola a una revisione delle dichiarazioni sulla sicurezza della RU-486, inserendo nell’etichettatura della pillola due avvertimenti sulle potenziali infezioni e sul rischio di morte. Questo è un inizio, ma non basta. Questa pillola ha proprietà farmacologiche che possono seriamente danneggiare o alterare il sistema immunitario di una donna, predisponendola a infezioni gravi e persino fatali. Quante donne devono morire prima che questa pillola sia tolta dal mercato? Monthy Patterson (Il Sussidiario.net) |
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sabato 24 ottobre 2009
L'INVITO ALLA VITA DI NEK...
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