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giovedì 7 ottobre 2010

SE GUARDASSIMO CON GLI OCCHI DEI BAMBINI

SENTENZA DI FIRENZE: IL COMMENTO DI CARLO CASINI

«Bisognerebbe abituarsi a guardare alla procreazione artificiale con gli occhi dei bambini, visto che, secondo la Dichiarazione universale del 1959 che li riguarda, "l'umanità ha il dovere di dare al fanciullo il meglio di se stessa"» Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, interviene così sulla decisione del giudice fiorentino in materia di fecondazione eterologa. 

«Credo che, se i figli potessero parlare, rifiuterebbero di essere generati per la morte immediata nelle sperimentazioni e nelle selezioni. Credo anche che vorrebbero avere un padre e una madre certi, e che quindi quelli che li hanno generati siano gli stessi che li accolgono e li educano quando nascono. Ma nella fecondazione eterologa qualcuno, donando il seme o l'uovo, genera un figlio per abbandonarlo. Non si può fare nessun confronto con l'adozione, che è un rimedio contro l'abbandono, il quale in se stesso è un male. Ma nella fecondazione eterologa si genera per abbandonare. 

«In ogni caso, da giurista e da presidente della Commissione per gli affari costituzionali del Parlamento europeo, non posso non notare che gli argomenti del giudice fiorentino sono platealmente infondati in quanto la Costituzione pone a carico dei genitori l'obbligo di mantenimento dei figli (art.30), e perché non è vero che il Trattato di Lisbona ha automaticamente introdotto le decisioni della Corte di Strasburgo nel diritto comunitario. Decisioni che in ogni caso riguardano il caso singolo e non hanno portata generale».


fonte: www.mpv.org

martedì 24 agosto 2010

IL MOVIMENTO PER LA VITA AL MEETING!!!

IL MOVIMENTO PER LA VITA AL MEETING DI RIMINI


Carissimi,

si apre domani a Rimini il Meeting2010 (si concluderà il 28), appuntamento tradizionale per il mondo cattolico ed il mondo giovanile. Ma tradizionale anche per il Movimento per la vita che realizzerà uno stand, come tutti gli anni, destinato a diventare punto di passaggio e di incontro per migliaia di persone. Un punto per dare e scambiarsi informazioni. Un punto per dialogare con il Movimento per la vita ed i suoi responsabili. Un punto per ascoltare ed interrogare ospiti e personalità di spicco.
Momento qualificante della presenza del Movimento al Meeting è costituito dagli incontri che saranno realizzati presso lo stand in genere nello spazio pomeridiano. Eccone un elenco (l'elenco è ancora provvisorio e non può essere altrimenti vista la caratteristica di questi incontri che è quella di essere flessibili e di "pronta risposta" ad eventi interni ed esterni al Meeting


  • Lunedì 23 agosto (ore 15.00-17.00) Le Culle per la vita; il progetto Pollicino
  • Lunedì 23 agosto (ore 19:00) presentazione del libro di Carlo Casini "Le cinque prove dell'esistenza dell'uomo"
  • Martedi 24 agosto (ore 15.00-17.00) L'azione di Progetto Gemma, l'esperienza di Semi di Pace
  • Mercoledi 25 agosto (ore 15.00-17.00) spettacolo: Il mondo di Lucy
  • Giovedi 26 agosto (ore 15.00-17.00) Legge 194, la sua applicazione e obiezione di coscienza (il caso Puglia)
  • Venerdi 27 agosto (ore 15.00-17.00) I giovani del Mpv incontrano i giovani del Meeting

La speranza è che il popolo della vita sia il primo coinvolto dalla presenza di questa stand. E che molti vengano a trovarci

giovedì 13 maggio 2010

NOI STIAMO CON IL PAPA

Il Movimento per la Vita il 16 maggio in piazza san Pietro insieme al mondo cattolico

Il Movimento per la vita sarà in piazza San Pietro, domenica 16 maggio, come proposto dalla Consulta nazionale delle aggregazioni laicali (Cnal) per la recita del Regina Coeli per rinnovare al Papa il più profondo affetto e e la gratitudine per un magistero tenace e infaticabile.

In una lettera aperta al Santo Padre, pubblicata dal mensile SiallaVita il presidente Casini scrive: “Sentiamo anche noi una stretta al cuore quando leggiamo di preti che hanno tradito nel modo più ignobile la loro vocazione” che non fa dimenticare gli incommensurabili meriti della Chiesa ma che “crea il tumulto nei cuori e nelle anime di tanti credenti” che assistono al tentativo di “una Potenza Nemica che approfitta della fragilità, della colpa, della malattia di alcuni per aggredire Lei, la Chiesa, la sua missione”.

“È quanto meno simbolicamente assai significativo che gli ultimi attuali attacchi contro la Chiesa e anche contro di Lei, Santo Padre, giungano in un momento in cui la Sua voce e quella dei vescovi, si è fatta particolarmente forte per proclamare il diritto dei più piccoli e deboli, quali sono, in particolare, i bambini non ancora nati”. E proprio nella convinzione che “
questa è la Chiesa dei poveri. Quella che non teme la solitudine, la reazione rabbiosa, persino l’abbandono quando si mette dalla parte degli ultimi”, che Santo Padre, i credenti possono ritrovare “la pace del cuore e l’entusiasmo per un rinnovato impegno” che nessun tradimento, neppure il più turpe potrà scoraggiare.

fonte: ufficio stampa MpV

TEMPO DI RIFORME. E IL DIRITTO ALLA VITA?

Per salvare dall’aborto i bambini non ancora nati occorre riconoscere che sono bambini anche prima della nascita

di Carlo Casini (Presidente MpV Italiano)

D
opo l’episodio dell’abbandono di un bambino abortito a Rossano Calabro, rimasto vivo per molte ore, un amico medico, presidente di un Cav (Centro di aiuto alla vita) ha fatto circolare con la posta elettronica un duro e dolente commento che critica la stampa cattolica e me stesso perché avremmo «stigmatizzato» il fatto senza sottolineare «la barbarie di questa legge che ha legittimato questo aborto».

Poiché tra pochi giorni (22 maggio) ricorrerà il 32° anniversario della L.194 e, come stiamo facendo da trentadue anni, dovremmo porci la domanda «che fare?», vale la pena riflettere sulla contestazione sostanzialmente rivolta dall’amico medico alla linea sin qui seguita dal Movimento per la vita e da gran parte del cosiddetto «mondo cattolico».

L’amico scrive:
Se il bambino fosse morto subito nessuno si sarebbe scandalizzato, e bravi sarebbero stati quei medici «rispettosi» della legge. Ma è sopravvissuto e perciò essi sono da condannare, saranno oggetto di severa ispezione dagli Ispettori dell’on. Roccella, perché non hanno saputo fare un buon «lavoro». Quel bimbo che doveva morire di aborto, è stato invece lasciato agonizzante e bisognava rianimarlo. Non per pietà (lo si voleva morto!), ma per rispettare questa legge che qui mostra l’aspetto più diabolico…[…] Qualche ora prima, nel grembo materno, era considerato carne da macello, ancor più perché (forse) era malato. C’è da impazzire di fronte a questa spaventosa contraddizione: è come se si gridasse allo scandalo se, dopo averla massacrata di botte, un killer abbandonasse una persona agonizzante e anziché condannarlo per questa violenza, se ne deplorasse il mancato soccorso per rianimarla.

Chi è più coerente qui, il killer che omette il soccorso di una persona che voleva uccidere dopo averla ridotta in fin di vita, o chi, come 'Avvenire' non vuole riconoscere che il killer ha ricevuto piena legittimità a fare ciò che ha fatto da una legge dello Stato? Noi non vogliamo rispettare la 194, né applicarla meglio. La vogliamo abrogare!


Non si può nascondere l’orrore della contraddizione evidenziata in questo messaggio, anche se in questo caso una corretta applicazione della legge avrebbe impedito l’aborto, che non doveva essere effettuato in quanto esisteva quella «possibilità di vita autonoma» che, secondo l’art. 7 della legge, consentiva l’Ivg (interruzione volontaria di gravidanza) solo per il pericolo di vita della donna. Ma la contraddizione resta perché quel bambino restava bambino anche se l’aborto fosse intervenuto qualche settimana prima. Tuttavia è ingiusto sospettare di rassegnazione e di conseguente reticenza nel proclamare l’iniquità della legge il sottoscritto e 'Avvenire'. I fatti e la storia parlano da soli. Piuttosto bisogna riflettere sulla strategia da seguire affinché la «non rassegnazione» possa davvero esplicarsi in modo efficace.


Realismo, per non rassegnarsi


Il grido «noi non vogliamo rispettare la legge, né applicarla meglio. Noi la vogliamo abrogare» esprime davvero l’obiettivo ultimo?

Oppure lo scopo che giustifica l’impegno incessante dei
pro Life è quello di salvare la vita dei bambini a qualsiasi costo, in qualsiasi circostanza, nonostante le più grandi difficoltà? Se per salvare la vita io debbo denunciare le violazioni della legge, io lo farò. Se immagino possibile una interpretazione della legge secondo uno spirito meno perverso di quello che fino ad ora ne ha determinato l’attuazione, io cercherò di imporre una tale diversa interpretazione.

Prima della recente riforma voluta da Zapatero, in Spagna e Polonia le leggi erano pressoché identiche, ma in Polonia gli aborti non superavano mai le mille unità all’anno mentre in Spagna galoppano oltre i 100.000. Perché?

Una diversa interpretazione della norma. Naturalmente non collaboreremo mai, in alcun modo, alla uccisione dei bambini. Perciò difenderemo l’obiezione di coscienza con tutte le nostre forze.

So benissimo che la legge, in non piccola misura anche a causa della sua ulteriormente perversa
attuazione, produce aborti. Per questo il 22 maggio dimostreremo, ancora una volta, che se gli aborti sono diminuiti, come sostengono i difensori della legge, ciò è accaduto non per «causa» della legge, ma «nonostante» la legge per merito di quanti si oppongono alla legge. Di più: da uomo di legge e diritto quale sono, avverto profondamente il bruciore della ferita. Come si fa a considerare la dottrina dei diritti umani «come il fondamento moderno della giustizia e poi permettere l’uccisione dei più piccoli e poveri tra gli uomini» fino a tentare di includere un preteso diritto di aborto nel catalogo dei diritti umani fondamentali? E ancora: capisco la logica di appellarsi alla L. 194 per contrastare la Ru486, ma da qui a qualificare come «giusta» la legge ce ne corre. Nella mente della gente il giudizio sulla legge si traduce facilmente in giudizio sul fatto disciplinato dalla legge. Quante volte ci siamo sentiti replicare: «che stiamo a discutere? Se la legge lo permette significa che lo possiamo fare!». Così il giudizio legale diviene giudizio etico e viene distrutto l’ultimo baluardo della vita: la coscienza. Perciò è doveroso ricordare sempre l’ingiustizia della legge. Ma chi vuole difendere davvero la vita, chi non si rassegna, non si contenta dei gridi di protesta. Vuole davvero cambiare le cose. Cerca di guadagnare terreno con le unghie e con i denti. Se non può immediatamente raggiungere l’obiettivo finale, non si sente sconfitto se intanto ha potuto salire solo un gradino della scala. Per non essere inutile velleitarismo la non rassegnazione deve essere impregnata di realismo. Deve chiedersi: che cosa è possibile realisticamente fare?

Tra l’altro chi chiede
sic et sempliciter l’abrogazione non vuole certamente l’eliminazione di qualsiasi legge regolatrice: nel vuoto l’aborto diventerebbe lecito sempre, ben oltre i limiti della 194.

Né sembra pensabile un ritorno al codice penale del 1931. Perciò chi vuole l’«abrogazione» deve pensare ad una «sostituzione» e deve perciò formulare la normativa desiderabile. Rispondo così anche a talune istanze di ricorrere nuovamente ad un referendum abrogativo che sento ripetere qua e là.


Punti di partenza per la riforma


Realisticamente a me pare di constatare due elementi positivi su cui è possibile far leva per cambiare le cose: la indiscussa proclamazione a livello teorico dei diritti umani, come parola d’ordine della modernità e il sentimento cresciuto della «preferenza per la
». Il primo dato è fortemente contraddetto dall’aborto legale.

Vedo però una salutare inquietudine quando la questione è posta non in termini di divieti o di morale, ma di uguaglianza, dignità umana, titolarità dei diritti umani.

Perciò, per quanto difficile e forse lunga sia la battaglia, credo nella possibilità di riuscire a scrivere all’ingresso dell’ordinamento giuridico italiano, nell’art. 1 del Codice Civile, che tutti, proprio tutti, fin dal concepimento sono riconosciuti come dotati di soggettività giuridica. La possibilità di un tale risultato è già dimostrata dall’art. 1 della L. 40/2004 sulla procreazione artificiale. La prospettata riforma, anche senza cambiare niente altro, influirebbe sulla interpretazione della L. 194 (eliminando la equivocità del suo art. 1), impedirebbe l’ultimo degrado delle coscienze, eserciterebbe un ruolo positivo anche a livello internazionale.

Il secondo dato – la preferenza per la nascita – in prevalenza non ha una motivazione forte. Il sentimento è suscitato sia dall’apprezzamento della non più ignorabile lodevole utilità dei Cav, sia soprattutto, della coerente consapevolezza del danno economico provocato dal crollo delle nascite. La paura della «bomba demografica» è divenuta paura dell’«inverno demografico».

Si aggiunge che qualsiasi persona di buon senso non può non avvertire lo stridore tra le centinaia di migliaia di bambini abortiti ogni anno in Italia e le decine di migliaia di coppie che non trovano bambini da adottare. Sembra perciò possibile trasformare la logica dei primi articoli della L. 194 intendendo l’intervento consultoriale e più in generale quello «colloquiale», non come uno strumento per constatare l’autodeterminazione della donna, ma come il mezzo per tutelare la vita del figlio non contro ma insieme alla madre. Anche a questo riguardo qualcosa si può fare sia sul piano legislativo sia su quello amministrativo. È giunto il momento di adempiere agli impegni assunti verso gli elettori dai governanti e dai parlamentari nelle elezioni politiche del 2008 e dai governanti regionali e dai consiglieri regionali nelle elezioni del marzo scorso.

Queste riflessioni hanno strutturato gli eventi che il Mpv, in collaborazione con il Forum per le Famiglie e Scienza e Vita, ha programmato per l’imminente 32° anniversario della L. 194.

fonte: www.avvenire.it

giovedì 17 dicembre 2009

BUZEK RICEVE I PRO LIFE EUROPEI

Il presidente del Parlamento europeo, il polacco Jerzy Buzek, ha ricevuto oggi i rappresentanti dei movimenti per la vita e per la famiglia di 17 Paesi (Austria, Spagna, Irlanda, Italia, Polonia, Germania, Portogallo, Lituania, Francia, Repubblica ceca, Ungheria, Romania, Belgio, Croazia, Grecia, Regno Unito e Slovacchia) che hanno presentato una petizione sottoscritta da 500mila cittadini europei.

Nella petizione si chiede il riconoscimento della persona dal concepimento alla morte naturale; la difesa della famiglia naturale fondata sul matrimonio composta da uomo e donna e la richiesta di sospensione dei finanziamenti ai programmi che utilizzano embrioni per l'acquisizione di cellule staminali embrionali.

Il Presidente del Parlamento ha ringraziato personalmente ognuno dei delegati ed ha affermato: “E' un risultato straordinario che mezzo milione di cittadini di tanti Paesi dell'Unione abbiamo sottoscritto una petizione rivolta al Parlamento europeo. E’ la prima volta che una petizione condivisa da così tante associazioni e di così tanti Paesi viene sottoposta al Parlamento Europeo”.

“Mi impegno personalmente – ha concluso Buzek – a che questa petizione diventi al più presto oggetto di discussione nel Parlamento Europeo”.

Nella presentazione della Petizione, il presidente della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo, Carlo Casini, ha rilevato che “Alla base della costruzione europea vi è il valore della uguale dignità di ogni essere umano, come dice il trattato di Lisbona proprio in questi giorni entrato in vigore. L’uguaglianza e la dignità umana fondano la libertà, la democrazia, la solidarietà. Sono, perciò, gli elementi che contraddistinguono l’anima dell’Europa”.

“Qui si inserisce” conclude Casini, che è pure presidente del Movimento per la vita italiano “la nostra petizione e la domanda di fondo che pone: chi è il titolare dei diritti umani? Chi è l’uomo? Lo è anche il bambino in fase prenatale e il malato terminale?“

martedì 22 settembre 2009

ABORTO: DIRITTO O OMICIDIO?

Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica le risposte ad alcune domande riguardanti l'aborto elaborate da Carlo Casini, già magistrato di Cassazione e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica. Casini è inoltre Presidente del Movimento per la Vita italiano, membro della Pontificia Accademia per la Vita e docente presso l'Ateneo Pontificio "Regina Apostolorum" di Roma.


C’è chi sostiene che l’aborto é un omicidio, altri invece lo considerano come un diritto della donna. Chi ha ragione?


Certamente è inammissibile un diritto della madre di distruggere il proprio figlio. L’ abortismo estremo invoca la libertà e la chiamiamo diritto di autodeterminazione. Ma la libertà finisce dove cominciano i diritti di altri. Il concepito è un “altro”. Chi potrebbe sostenere che i genitori hanno il diritto oggi (nelle epoche antiche c’era) di uccidere i figli già nati? Qual è la differenza tra il neonato o il bimbo che sta nel seno materno? Per quanto riguarda il nascituro nessuna in termini di qualità: la distanza tra un feto e un neonato è meno grande della distanza tra un neonato e un adulto. Tuttavia non si deve dire che l’aborto è un omicidio o che le donne sono assassine. L’aborto è un aborto, cioè la uccisione di un figlio non nato, l’infanticidio è l’uccisione di un bimbo nel corso del parto o immediatamente dopo di esso, l’omicidio è l’uccisione di un uomo che non si chiama più né feto , né infante. Queste sono definizioni giuridiche.


Tuttavia ci sono due ragioni più profonde per cui é bene non usare i termini di omicidio e di assassinio. In primo luogo c’è la particolare irripetibile situazione della gravidanza, in cui un essere umano vive nel corpo di un altro essere umano. La sua principale difesa, che poi è quella di sempre, di miliardi di mamme che hanno fatto la storia del mondo, sta nella mente e nel cuore della madre. Il bimbo è sempre lo stesso, ma bisogna tener conto della sua particolare situazione.


In secondo luogo normalmente nell’aborto le vittime sono due: il figlio, ma anche la madre. Nella maggioranza dei casi ella subisce la pressione della società, dei medici, dei familiari, del gruppo di amici, del padre del bambino, dei giornali, della televisione. In ogni caso la giovane donna è abbandonata a una angosciante solitudine (“è affar tuo, veditela te!"). In molti casi, ad aborto avvenuto, ella porta nel segreto del suo cuore il dolore di un lutto. Gli specialisti parlano di “sindrome post-aborto”. Spesso la sua giovinezza, al di là delle apparenze, resta come soffocata. Non é opportuno spargere sale sulle ferite. La società tutta intera, in particolare il “popolo della vita” devono essere accoglienti anche verso coloro che hanno abortito. È anche colpa della società e nostra se non siamo riusciti a restituire loro il coraggio e la libertà di accogliere la vita. Perciò non é bene usare la parola “omicidio” pur sapendo che l’aborto è l’uccisione di uno di noi.


Dopo l’invito da parte dell’ONU a una “moratoria” riguardo all’esecuzione della pena di morte, il Direttore del Il Foglio, Giuliano Ferrara, ha lanciato l’idea di una “moratoria” riguardo all’aborto. Non è una provocazione offensiva per le donne?


No. Dobbiamo essere grati a Ferrara per aver clamorosamente introdotto sui mezzi di comunicazione sociale un paragone che da molto tempo era nel pensiero e nella riflessione cristiana. Naturalmente ottenere la sospensione delle condanne a morte è obiettivo ben più semplice del non portare a compimento in milioni di casi un proposito di aborto. Ma ciò che il parallelo vuole esprimere non è questo. Il confronto grida ciò che è vero: il figlio concepito è un essere umano, così come lo è il condannato a morte, con la differenza che il primo è innocentissimo e viene eliminato dall’aborto, spesso senza nemmeno l’accertamento della necessità di arrivare ad un così tragico evento; il secondo è condannato perché ritenuto colpevole dei più gravi delitti a seguito di una serie di giudizi c on le garanzie del processo. La richiesta di una grande moratoria sull’aborto vuol confermare anche il principio dell’uguale indistruttibile dignità di ogni essere umano. Se nemmeno il delinquente può distruggerla del tutto con le sue stesse mani, cosicché resta insopprimibile il suo diritto alla vita, com’è possibile non rispettare la dignità e il conseguente diritto alla vita che le è inerente nel concepito?


Che questo sia il senso della “moratoria” è tanto vero che Ferrara non chiede altro che una integrazione dell’art. 3 della Dichiarazione Universale dei diritti umani per indicarvi che il diritto alla vita deve essere riconosciuto “fin dal concepimento”.


Si tratta di un’istanza nobilissima, importantissima, capace di restituire verità a tutta la dottrina dei diritti umani, oggi talora utilizzata per aggredire, paradossalmente, l’uomo che ne titolare .


Ovviamente il rumore suscitato dalla proposta di Ferrara e dall’insistenza caparbia con cui egli l’ha portata innanzi fino presentare per le elezioni politiche del 2008 un’autonoma lista con il simbolo “aborto, no grazie” – iniziativa giudicata da molti eccessiva e non opportuna – ha ricadute anche sulla Legge 194, sebbene Ferrara ripeta di non volerla toccare.


Soprattutto Ferrara ha dato una scrollata al muro di incomprensione tra i c.d. “cattolici” e i c.d. “laici”. Egli proviene dalle fila dei secondi e li costringe ad uscire dall’immobilismo mentale dei luoghi comuni. E’ anche questo un aspetto da cui potranno derivare frutti molto positivi in termini di dialogo e di pacificazione.


Non si tratta di condannare e giudicare le donne. Si tratta piuttosto di criticare nel suo complesso una società che non sa pienamente riconoscere la dignità umana e che crede di aiuta re le donne nascondendo loro la verità.


È la donna che sopporta il peso di una gravidanza: non é forse giusto che sia lei a decidere di portare a termine questo processo? Il vecchio slogan “l’utero è mio” non ha quindi un suo fondamento di verità?


Certo che l’utero appartiene alla donna! Ma il figlio che dopo il concepimento sta dentro l’utero non è proprietà della donna. Nessun essere umano può essere in proprietà di alcuno. Egli è ospite della madre. Certo: é un ospite particolare. Giustamente si parla di "dualità nell' unità", ma la "dualità", comunque, riconosce la presenza di un altro.


Il concepito non é un "processo". Certamente la crescita dei capelli o delle unghie è un “processo” e solo colui al quale appartengono capelli ed unghie può decidere se farl i crescere o tagliarli. Ma non si può decidere se un figlio debba vivere o morire. Detto questo, va giustamente riconosciuto che la gravidanza è una condizione particolarissima che coinvolge in modo decisivo la donna incinta, non gli altri. Ma questo significa affetto, aiuto, rispetto, tenerezza da parte di tutti, ed anche fiducia nella capacità di accoglienza, di dono, di coraggio e di libertà della donna, non attribuzione a lei di un diritto di vita o di morte.


Ma come negare il principio di autodeterminazione?


Non esiste una “autodeterminazione di diritto” come potere di distruggere l’altro. Il diritto d’autodeterminazione è esistente e pieno quando le scelte di un soggetto non riguardano l’altro, ma solo i comportamenti del soggetto agente e non toccano la sua stessa vita, che è indisponibile. Io sono libero di decidere se andare a letto a una certa ora o no, di fare o no un viagg io, di intraprendere o no una professione. Ma non posso invocare la mia autodeterminazione per schiaffeggiare il vicino che mi è antipatico e tanto meno per uccidere chicchessia. Riguardo all’aborto si può forse riconoscere che la donna ha di fatto la possibilità di liberarsi del figlio. È quasi impossibile impedirle di provocarsi l’aborto da sola, specialmente ora che sono in vendita preparati chimici direttamente o indirettamente abortivi. Potremmo poi considerare che anche le più severe sanzioni contro l' aborto restano facilmente inapplicate perché la prova che una interruzione volontaria di gravidanza é stata volontaria e non spontanea é molto difficile, salvo la scoperta in flagranza o l' eventualità di complicazioni. Possiamo perciò riconoscere che vi é un potere di fatto della donna. Ma non si può per questo parlare di un diritto di autodeterminazione. Ci si può autodetermi nare anche a commettere un furto o a testimoniare il falso etc. oppure a sperperare i soldi nel gioco. Ciò non costituisce un diritto. Nel caso della gestante, la situazione di fatto è soltanto un dato che può spingere il legislatore che vuole difendere il diritto del figlio, ad usare strumenti diversi da quelli utilizzati per difendere la vita dei già nati.


Per chi volesse approfondire il tema, consigliamo la lettura del libro di Carlo Casini "A trent'anni dalla legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza" (Edizioni Cantagalli, Marzo 2008).


fonte: ZENIT.org

domenica 30 settembre 2007

LA BIOPOLITICA DI BENEDETTO XVI

Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, commenta l’odierno intervento del Papa ai rappresentanti delle Democrazie cristiane di tutto il mondo

«Le parole di Benedetto XVI confortano la tesi della centralità politica del diritto alla vita sulla quale il Movimento si spende da decenni.

La difesa dell’embrione umano e dei malati morenti non è un atto di culto religioso ma è la coerente applicazione del principio di eguaglianza in dignità e diritti di tutti gli esseri umani affermata nella laicissima Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

«Con particolare riferimento alla situazione italiana, la centralità politica del diritto alla vita implica la necessità di porre ai primi posti degli obbiettivi da raggiungere da parte degli schieramenti, dei partiti e dei governi la difesa e la promozione della vita umana quale prima pietra di un rinnovamento civile e morale che riguarda anche il valore della famiglia, l’educazione e ogni altro ambito in cui l’uomo è messo in discussione.

«In definitiva una giusta soluzione della questione antropologica costituisce un criterio di valutazione essenziale nel giudizio sui programmi di partito e sulle alleanze.

Si può pertanto affermare che è giunta l’ora della biopolitica.

«Sono certo» conclude Casini «che l’imminente Settimana sociale dei cattolici italiani saprà tradurre in indicazioni unitarie e concrete l’incessante messaggio dei Pontefici»

mercoledì 29 agosto 2007

ABORTO E EUGENETICA


DICHIARAZIONE DELL'ON. CARLO CASINI PRESIDENTE DEL MOVIMENTO ITALIANO PER LA VITA IN MERITO ALL'ABORTO SU DUE GEMELLI EFFETTUATO A MILANO

L'episodio di Milano prova, ancora una volta, un effetto negativo della legge n. 194/1978 che, forse, gli autori della legge non volevano ma che l'equivocità dell'art. 6 non riesce ad evitare. Nonostante apparentemente che non sia consentito l'aborto eugenetico, è oramai accettata l'idea che si possa discriminare tra esseri umani. L'aborto è sempre un male, ma la selezione embrionale aggiunge ingiustizia ad ingiustizia, tanto più se ricordiamo che ci sono famiglie disposte ad adottare un bambino down e che il mongolismo consente oggi di condurre una vita felice. L'errore di Milano è venuto alla luce per l'eccezionalità del caso. Sarebbe rimasto nascosto se la gravidanza non fosse stata gemellare. Purtroppo l'errore diagnostico e l'errore tecnico nell'aborto sono frequenti. Essi sono stati evidenziati nei casi eccezionali di bimbi sopravvissuti per qualche tempo all'I.V.G. (a Milano, a Firenze, a Sassari ecc. ecc.), ma nulla sappiamo negli altri casi ben più numerosi di aborti c.d. "terapeutici". L'esperienza dei Centri di Aiuto alla Vita e del servizio telefonico "Telefono Rosso" (063050077) prova l'errore diagnostico in molti casi in cui la gravidanza, nonostante la previsione di malformazioni, e l'autorizzazione all'I.V.G., è proseguita a causa dell'aiuto offerto alla donna. Da tempo il Movimento per la Vita sostiene la necessità di rendere obbligatorio il riscontro diagnostico su ogni feto vittima del c.d. aborto "terapeutico". I risultati dovrebbero essere comunicati al Ministro della Salute perché ne possa riferire ogni anno al Parlamento. E' giunta l'ora di un ripensamento complessivo sulla legge 194/1978, ma intanto il riscontro diagnostico potrebbe essere preteso come una semplice circolare ministeriale. La legge 194/1978 resta ingiusta nel suo nucleo essenziale ma, almeno, modifichiamone la sua applicazione eliminando l'equivocità delle sue parole.

mercoledì 16 maggio 2007

MpV in Università Cattolica - Carlo Casini, trovare i confini della vita





Carlo Casini, europarlamentare e presidente del MpV, parla ai giovani universitari ricordando la campagna referendaria del 1981 e con la mente già al Family day





di Cristina Gadaleta




MILANO – Il 7 di maggio, nell’Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano, insieme a Renato Farina e Savina Raynaud, in occasione dell’inaugurazione ufficiale del Movit – il Movimento per la Vita promosso dagli studenti dell’ateneo milanese – è intervenuto Carlo Casini, per chiedere e chiedersi: chi è l’uomo?
“Da un lato, le varie dichiarazioni dei diritti dell'uomo e le molteplici iniziative che ad esse si ispirano dicono l'affermarsi a livello mondiale di una sensibilità morale più attenta a riconoscere il valore e la dignità di ogni essere umano in quanto tale, senza alcuna distinzione di razza, nazionalità, religione, opinione politica, ceto sociale.Dall'altro lato, a queste nobili proclamazioni si contrappone purtroppo, nei fatti, una loro tragica negazione.

QUESTIONE ANTROPOLOGICA – Questa è ancora più sconcertante, anzi più scandalosa, proprio perché si realizza in una società che fa dell'affermazione e della tutela dei diritti umani il suo obiettivo principale e insieme il suo vanto. Come mettere d'accordo queste ripetute affermazioni di principio con il continuo moltiplicarsi e la diffusa legittimazione degli attentati alla vita umana? Come conciliare queste dichiarazioni col rifiuto del più debole, del più bisognoso, dell'anziano, dell'appena concepito?”. Questo è il panorama culturale in cui siamo immersi, sostiene Carlo Casini, appoggiandosi a quanto detto da Giovanni Paolo II nell’enciclica Evangelium vitae.



RICOMPOSIZIONE CIVILE – E proprio partendo dall’eredità dell’enciclica, dalla lunga storia del MpV (nato nel 1975), e dall’analisi del clima, oltre che degli esiti, del referendum sull’aborto – coadiuvato dall’intervento dell’amico Renato Farina – Carlo Casini arriva ad affermare che per cambiare la società bisogna prima di tutto adottare lo “sguardo dell’intelligenza”, per comprendere che se si vuole ricostruire il mondo si deve partire da fondamenta imprescindibili, quale il valore della vita. E “non c’è bisogno della fede per riconoscere il valore della vita”, specifica l’europarlamentare, perché i temi della bioetica sono terreno di coltura per credenti e atei. Basta la ragione. Anzi, come si trova scritto in Diritto alla vita & ricomposizione civile, dello stesso Casini, “oggi che la dispersione cattolica ha dato vita a una quantità di piccoli partitini […], paradossalmente la sola forza coesiva, capace di esprimersi magari in forme nuove, e capace di espandersi oltre l’ambito cattolico, sembra manifestarsi solo quando affiorano alla superficie della politica i temi della bioetica”.



RIFLESSIONI, RISORSE E FUTURO – Le riflessioni legate ai dati certi sull’aborto – dal 1978 al 2005 le interruzioni di gravidanza hanno superato i quattro milioni – a quelli meno accessibili sulle gravidanze a rischio portate a termine, sul perché dell’insuccesso del 1981, e su molti altri aspetti legati alla cultura della vita, nel discorso di Casini sono state affiancate dalla messa al vaglio delle effettive risorse attuali, della strada percorsa nei trent'anni di vita del MpV, e dalla constatazione che “la storia dimostrerà la grande importanza del MpV” (secondo una profezia di Giovanni Paolo II), perché tratta di temi che non sono indifferenti ai giovani.


Casini si appoggiava allora, nel 1981, ai giovani che lo seguivano nell’impresa referendaria e punta oggi su queste nuove realtà universitarie e giovanili, perché “in una società dominata dal profitto e dal successo”, la testimonianza dei giovani è commovente. “Essi hanno ricominciato a sentire dentro il cuore il canto di una speranza che non muore, l’idea che sia possibile costruire un mondo in cui stia al centro il più povero”. Questi giovani “costituiscono una forza autenticamente rivoluzionaria ancora intatta per il futuro” e per l’immediato presente.



FAMILY DAY – Non è poi mancato un accenno al Family day, spiegando il collegamento, tra il valore della vita e la famiglia, con l’idea secondo la quale il nucleo familiare è il vero rivelatore – e la condizione – del senso della vita, attraverso l’esperienza del dono e della “creazione in atto”.





mercoledì 9 maggio 2007

Il Presidente del Movimento per la Vita invita tutta l’Europa al “Family Day”


ROMA, venerdì, 4 maggio 2007 (ZENIT.org).- Il fondatore e Presidente del Movimento per la Vita (MpV ), l'onorevole Carlo Casini, ha invitato tutti gli europei ad aderire alla manifestazione in difesa della famiglia (“Family Day”), che si svolgerà a Roma il 12 maggio.
“Nell'anno che sta alle nostre spalle l'offensiva contro la vita umana e contro la famiglia si è dispiegata su tutti i fronti in Italia ed in Europa”, ha sottolineato a ZENIT il Presidente del MpV.
L’europarlamentare ha poi fatto particolare riferimento alle aree che Giovanni Paolo Il ha chiamato "emblematiche": il nascere e il morire, affermando che è “proprio in queste aree che abbiamo dovuto fronteggiare attacchi molteplici”.
A questo proposito, l’onorevole Casini ha ricordato che tra il maggio e il novembre 2006 la discussione si è incentrata sulla utilizzabilità delle cellule staminali embrionali, o, più precisamente, sulla utilizzabilità del denaro europeo per finanziare la distruzione di embrioni umani a fini sperimentali.
Nel frattempo, invece, il dibattito si è acceso intorno ad altri due temi: quello dell'eutanasia, con la dolorosa vicenda di Welby - morto il 20 dicembre 2006 - che ha lungamente occupato i media e con il crescente dibattito sul cosiddetto "testamento biologico" attualmente in corso al Senato; e quello della famiglia, divenuto anch'esso rovente a partire dall'inizio del 2007, dopo la presentazione del disegno di legge governativo sui DICO.
In tema di aborto, Casini ha denunciato invece il tentativo di “introdurre la Ru-486 come metodo abortivo e di cancellare ogni residua resistenza alla diffusione della 'pillola del giorno dopo' negando persino l'obiezione di coscienza di medici e farmacisti”.
Il Presidente del MpV ha sottolineato che “limitare all'Italia la ricerca delle cause di questa offensiva sarebbe ingiusto provincialismo: abbiamo ripetuto tante volte che la questione della vita è 'epocale e planetaria'".
“Per questo motivo – ha ribadito Casini – è lecito e necessario che la mobilitazione per la difesa della vita e della famiglia si allarghi dall’Italia a tutta l’Europa”.
Il Presidente del MpV ha rilevato, con soddisfazione, l’emergere di un fronte di persone di formazione non cattolica, le quali condividono e si battono per difendere la vita e la famiglia, perché “in questo momento il massimo confronto si svolge sulle unioni di fatto, anche in vista del Family Day del 12 maggio”.
In merito al raduno di Roma per la promozione della famiglia, Casini ha detto: “Abbiamo senza esitazioni appoggiato il Family Day valutandone le possibilità non solo riguardo all'obiettivo immediato (impedire la legalizzazione delle unioni di fatto, dare spinta alle politiche per la famiglia), ma anche per consolidare strutture come il 'Forum delle Famiglie' e l'Associazione 'Scienza & Vita'”.
“Dobbiamo però evitare – ha continuato Casini – il rischio di annacquamento della manifestazione del 12 maggio, che si verificherebbe se esso fosse interpretabile soltanto come una festa, cioè una scampagnata romana, e se il timore di apparire antigovernativi rendesse poco chiaro il 'no' ai DICO e Pacs”.
Secondo il Presidente del MpV “chiedere nuove politiche familiari nel campo del fisco, del lavoro, delle abitazioni, degli asili è più che giusto, così come è doveroso accogliere la partecipazione di chiunque voglia essere presente, ma né la domanda di politiche sociali, né la opportunità di registrare le più larghe convergenze devono tradire la ragione che ha fatto programmare il Family Day, e cioè il 'no' ai DICO e ai Pacs”.

venerdì 16 marzo 2007

Carlo Casini, sul caso del piccolo Tommy di Careggi

MOVIMENTO PER LA VITA

Il prossimo numero di Sìallavita, mensile del Movimento per la vita, ospita un editoriale del presidente, Carlo Casini, sul caso del piccolo Tommy di Careggi. Ne anticipiamo il testo

Il caso del piccolo Tommaso, nato vivo da un tentativo di aborto, si è concluso nel modo più tragico. Ma può diventare spunto per alcune riflessioni sull'affidabilità della legge 194, iniqua dall'origine ma ormai anche vecchia e superata, e sulla sua reale applicazione.

Il caso fiorentino dell'aborto-vivente, cioè di un corpicino di 25 cm e 500 grammi il cui cuore continua a battere una volta uscito dal corpo materno e la cui bocca emette flebili gemiti, finalmente parla. Per vero il caso non è nuovo. Noi conosciamo non poche altre situazioni simili.

Ma Tommy - questo è il nome di fantasia con cui i media hanno identificato il bimbo sopravvissuto per sei giorni all'aborto terapeutico effettuato a causa di una diagnosi sbagliata - parla. Anche la televisione lo ha fatto parlare.Che cosa ci ha detto Tommy?Tommy ci ha detto, in primo luogo, che non era un "grumo di cellule", ma un bambino, un figlio, che avrebbe potuto vivere se la gravidanza fosse proseguita ancora un poco, se i medici fossero stati meno frettolosi, se l'inquietudine e l'angoscia della mamma avessero trovato una condivisione capace di un superamento verso la vita. Tommy ci ha detto ancora ciò che nel silenzio già molti sapevano, che cioè vengono condotti alla morte piccoli innocenti esseri umani per il sospetto di una loro malformazione. Tommy era sano ma, forse, se la malformazione diagnosticata fosse stata riscontrata la commozione della gente sarebbe stata minore e la televisione l'avrebbe ignorato. C'è dunque una cultura per la quale ha diritto di vivere chi è sano ma non chi ha bisogno di cure.E' una cultura orribile contro la quale bisogna urgentemente reagire. Tommy ci ha detto ancora che un certo numero di aborti oltre il terzo mese avvengono per un errore. Conosciamo altri casi rimasti nel silenzio. Essi fanno pensare ad altri corpicini sconosciuti eliminati sebbene privi delle malformazioni temute.Diventa perciò urgente dare seguito ad una più volte ripetuta richiesta del Movimento per la vita, di sottoporre obbligatoriamente ad autopsia tutti i feti abortiti oltre il terzo mese a seguito di una diagnosi di anomalia in modo che si possa sapere veramente come stanno le cose, in modo da responsabilizzare il personale sanitario e in modo da delineare una strategia per combattere le malformazioni più frequenti e da individuare i mezzi per combatterle, per guarirle quando possibile.Ma Tommy ci dice ancora, e soprattutto, che è giunto il momento di una svolta. La sua morte è stata causata o dalla violazione della legge o dalla cattiveria di una legge. In ogni caso qualcosa occorre fare. Tentiamo almeno di applicare la legge nel modo meno perverso possibile facendo prevalere il principio di preferenza per la nascita e non rifiutiamo più un dialogo per tentare di apportare alla legge quelle modificazioni che consentano di far nascere i bambini e di aiutare le loro madri a farli nascere nella misura più grande possibile.

martedì 20 febbraio 2007

SODDISFAZIONE PER IL RISULTATO DEL REFERENDUM PORTOGHESE.


CASINI: “L’EUROPA PUO’ RIPARTIRE DA QUI”

Il Movimento per la vita italiano esulta per il risultato del referendum che si è svolto ieri in Portogallo. «La società portoghese, nonostante le iniziali indecisioni del fronte antiabortista, ha dato una risposta chiara al tentativo del governo di liberalizzare l’aborto» commenta Carlo Casini, presidente del Movimento. «Anche volendo sposare la soluzione più prudente, i portoghesi hanno dimostrato di non considerare la liberalizzazione dell’aborto come una questione urgente. Ma l’ampiezza del risultato legittima anche interpretazioni più ottimistiche: in sostanza meno del 25% dei portoghesi ha chiesto di modificare la legge sull’aborto. Per il resto, anche considerando una fetta consistente di assenteismo fisiologico, ha detto un “niet” secco ed inequivocabile. «Eppure il governo di Lisbona dichiara di voler andare avanti. Con una protervia figlia minore dell’ideologia, si fa beffe della volontà popolare e della democrazia e prosegue per la sua strada. Di conseguenza anche la battaglia è destinata a continuare. Una battaglia che riguarda il Portogallo e non solo. «L’Europa intera» conclude Casini «affida ai suoi quattro estremi geografici (Malta, Irlanda, Polonia e Portogallo) le speranze di ripartire nel sogno originale di edificare una società continentale basata sulla dignità umana e sui diritti di ogni individuo, senza distinzioni»