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giovedì 9 dicembre 2010

IN STATO VEGETATIVO DA 5 ANNI RISPONDE AI MEDICI

In stato vegetativo da 5 anni,
risponde agli stimoli dei medici

Un paziente si risveglia dallo stato vegetativo di minima coscienza dopo cinque anni e per sei ore comprende e risponde agli ordini dei medici. È successo all'istituto ospedale San Camillo di Venezia e a rilevarlo è ora uno studio, pubblicato sulla rivista "Neurorehabilitation and Neural Repair", organo ufficiale della Federazione mondiale di neuroriabilitazione. Secondo gli specialisti è un caso clinico unico che ha permesso per la prima volta al mondo un risveglio dagli stati vegetativi tramite la stimolazione magnetica transcranica (Tms).

La stimolazione è stata eseguita su un paziente ricoverato al San Camillo e lo studio è stato realizzato in collaborazione con i dipartimenti di Neuroscienze delle università di Padova e di Verona. Il paziente, che ha 70 anni, cinque anni prima era stato colpito da un'emorragia cerebrale. Un mese dopo, aveva recuperato il livello minimo di coscienza: poteva aprire gli occhi spontaneamente o in risposta a stimoli tattili, poteva girare gli occhi verso un suono o seguire un oggetto in movimento.

FONTE: www.avvenire.it

martedì 7 dicembre 2010

LO SCIENZIATO CHE DICE SI' ALLA VITA

Vescovi, da scienziato a "stregone" per aver detto no alle staminali embrionali



fonte: www.ilsussidiario.net

E’ uno dei pochi scienziati che il mondo ci invidia. E ha fatto in fretta, per essersi laureato in biologia iscrivendosi a un corso universitario serale, mentre di giorno lavorava al mercato per tirar su qualche lira. Da lì al Canada, Calgary University,  dove per caso, si fa per dire, scopre la possibilità di isolare cellule cerebrali umane, e comincia a studiare tutte le prospettive  che si aprono alla medicina. La cura che viene da dentro, come spiega il titolo di un suo libro. Vescovi parla alle Accademie USA come ai ragazzi dell’Università di Milano Bicocca, con la stessa scioltezza, sincerità. Controcorrente. Da quando ha preso dichiaratamente posizioni pro life l’intellighenzia nostrana lo ascolta con sufficienza, lo guarda con sospetto, soprattutto gli lesina passerelle e riconoscimenti. In Italia si passa rapidamente dallo status di genio a quello di fanatico, da libero pensatore a oscurantista servo del Vaticano.

Vescovi dirige l’Istituto Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e la Biobanca delle staminali cerebrali di Terni. Sono cellule di grado clinico, ci dice, certificate GMP secondo i parametri più selettivi al mondo, che una volta prodotte possono essere trapiantate nei pazienti, e in linea di principio sono applicabili a qualunque malattia nervosa. “Abbiamo chiesto all’ISS il permesso di sperimentare sui pazienti di Sla, per poi allargare ad altre sperimentazioni. Se abbiamo i soldi…”. Al Congresso mondiale di Neuroscienze di san Diego, il 16 novembre, ne è stata data notizia. “Qualche giorno dopo  sul Sole 24 Ore  è uscito un articolo che ci definiva una sorta di stregoni, che trattano gli uomini come cavie…Ci hanno chiesto i dati. Hanno fatto due interrogazioni parlamentari. I dati, sotto responsabilità penale, vengono presentati all’ISS che ce li ha chiesti, com’è ovvio!”. 

Non è il primo degli attacchi. “Dopo il referendum del 2005 ho dovuto lasciare il San Raffaele perché mi è stato reso impossibile lavorare. Ho pubblicato uno scritto su Nature prima di andarmene, per poter dire: l’ho fatto di mia scelta, non potete mandarmi via dicendomi che non sono capace. Nelle Università parecchi colleghi mi definiscono un millantatore, un “sedicente ricercatore”.  Sono stato estromesso a viva forza da un progetto della Comunità Europea che si chiamava Fungenes. E il comitato che decideva chi restava e chi no aveva al suo interno il vicedirettore di una company inglese che lavorava sulle staminali.”

Eppure ha sempre buona stampa. “Prima. E resta qualche giornalista coerente e aperto, che continua a cercarmi. Ma molti che mi telefonavano un giorno sì  e l’altro pure, prima del referendum, sono spariti. Non citano neanche più le mie pubblicazioni scientifiche”.
Si è chiesto da dove vengono questi attacchi, e perché? “Se riesci ad andare in clinica senza ammazzare i pazienti, anzi se dici che potrai perfino curarli con un  metodo eticamente accettabile, le bugie propagandate sulle staminali embrionali crollano di colpo. E’ stato detto ai malati che il modo più efficace per alleviare le loro sofferenze è lo studio sugli embrioni: in questo modo scavalcano il problema etico. Giustificano con la scusa di aiutare il paziente la distruzione di vite tramite frollatura, non saprei usare altro termine, o la creazione di altre vite da distruggere.”

Si sostiene che con le staminali embrionali si sono ottenuti risultati importanti per curare malattie terribili. “Falso. E’ stata avviata la prima sperimentazione ufficiale due mesi fa. Non c’è niente! E avremmo potuto lavorare con buona pace degli embrioni da almeno 5 anni, utilizzando le risorse in altro modo”. Ci sono anche interessi economici, oltre che ideologici? E di carriera? “Spesso gli interessi non hanno a che fare coi trapianti sui pazienti, ma per esempio con la ricerca sui farmaci. C’erano anche in Italia compagnie di biotecnologie che si vantavano di fare questo, succhiandosi tra l’altro soldi pubblici.”
 
Ma lei avrebbe problemi a lavorare su embrioni criocongelati, frutto di fecondazioni assistite non andate a buon fine? “Sì, avrei problemi. Intanto, non c’è bisogno di congelare degli embrioni per la Fivet, bisogna dirlo una buona volta, quindi sono stati congelati per un approccio sbagliato alla tecnica. Se non si potessero più impiantare e andassero distrutti, potrei vedere il senso di un loro utilizzo. Solo ed esclusivamente se qualcuno nel frattempo ha fatto qualcosa per bloccare la continua produzione di soprannumerari. Altrimenti è un’ipocrisia: quelli prodotti fino a una certa data possono essere utilizzati. Ma intanto vanno avanti a produrne! “

E comunque lei sostiene che non ce n’è bisogno. “Non io. Sapendo delle cellule somatiche, dei lavori del giapponese Yamanaka, sapendo che puoi sperimentare sulle cellule embrionali di scimmia, o di topo, che necessità abbiamo di usare embrioni umani? E’ una sconfitta per la scienza. Produrre esseri umani per distruggerli, invece che far di tutto per aiutare la vita, curarla.”
Chi invece  l’ha aiutata? “Tanti hanno avuto la sensibilità di investire nelle ricerche cui sto lavorando, e voglio fare dei nomi, come la Neuroton Onlus, l’Associazione Mielolesi, la Fondazione Borgonovo, addirittura la Fondazione  Milan, personaggi pubblici come Maurizio Costanzo,  Raoul Bova e Formigoni, che ci ha aiutato a fondare al Niguarda l’Istituto di Ingegneria dei tessuti.

O il ministro Fazio. Eppure, viviamo in una condizione di solitudine sconcertante. Si investe tanto in emotività sugli eventi musicali, sportivi…se si mettesse un decimo di quell’interesse e passione, oltrechè di denari, per chiedere che si sviluppino terapie a partire dalle staminali…Mi creda, l’indifferenza è peggio degli attacchi. Quelli si  smontano, perché nascono dall’ignoranza, nel senso di ignorare le cose, i fatti. Ma  se alle telefonate minatorie a te e alla tua famiglia,  aggiungi il fatto che non hai neanche un laboratorio dove lavorare… Ed io sono già stato fortunato. Altri colleghi sono tornati in Usa. Per forza”.

Che risultati vorrebbe raggiungere, che cosa aspetta, dopo trent’anni di lavoro? “Già l’averci provato è significativo, ma vorrei ottenere la possibilità di sviluppare delle terapie per i malati. Come ricercatore sono già contento, ma mi piacerebbe alleviare le sofferenze o almeno aprire la strada a tecniche che riusciranno a farlo, in un giorno vicino”.

mercoledì 20 ottobre 2010

STAMINALI ADULTE CONTRO LA SLA

"Le staminali per curare la Sla"


Una speranza per i malati di Sla. “Una scintilla nel buio”. Monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e padre spirituale della Comunità di Sant’Egidio, ne è convinto. Dal suo laboratorio sulle colline umbre arrivano buone notizie: la ricerca sulle cellule staminali va avanti. Un grande esperimento per dimostrare anche che fede e ragione possono andare d’accordo.
Eccellenza al momento qual è la situazione?

“Al momento è stata certificata la correttezza procedurale delle cellule staminali adulte. Ovvero: le cellule prodotte possono essere impiantate sull’uomo. A questo punto resta il passaggio dal centro di produzione al malato. Il farmaco, insomma, è pronto: va innestato. Un passaggio clinico che richiederà ancora quattro, cinque mesi. Poi, inizierà la cura vera e propria. E’ l’unico esempio in Europa e forse nel mondo”.

Dall’Italia, anzi da Terni, la soluzione per questa terribile malattia?

“Non è matematico l’effetto positivo. Ha funzionato sui topi e sulle scimmie. Ma è ovvio che la speranza è d’obbligo, come del resto la prudenza. Io mi auguro che in questo modo si arrivi ad una cura efficace della Sla ma anche di altre malattie neurodegenerative. Certamente è stata messa la pietra angolare”.

Colpisce che una notizia del genere arrivi da un piccolo centro patrocinato per altro da un vescovo, prelato eminente del panorama ecclesiastico italiano …

“E’ questa la grande scommessa. Tutto è nato da un incontro tra uno scienziato (Angelo Vescovi) e un vescovo (io). Da questo incontro, così, si è portato avanti il difficile cammino della sperimentazione mettendo insieme la grande preoccupazione per i malati, una grande passione scientifica e umanistica per non parlare di un impegno economico non indifferente … Ma, nonostante gli ostacoli, alla fine siamo arrivati a questa straordinaria vittoria, un traguardo importantissimo”.

Con lo zampino di un uomo di Chiesa.

“Io credo questo sia solo un piccolo esempio di quel circolo virtuoso che vede fede, scienza ed etica camminare assieme”.
Qual è la posizione del Vaticano sulle cellule staminali?

“Se l’embrione è vita, non è possibile ucciderlo per trarre cellule staminali”

Detto questo, ci sono anche quelle adulte …

“Esatto. Una strada che non comporta l’uccisione della vita. Quella che, d’altronde, abbiamo seguito noi”.

E’ una passione recente, questa, Eccellenza?

“No. Ho cominciato a interessarmi alle cellule staminali quando ho visto un esperimento su un topo sette anni fa. Dissi allo scienziato: “Se non hai cambiato topo è una cosa straordinaria”.

Da qui la sfida per sconfiggere la Sla...

“Si. Tutto nasce dopo aver visto uno spiraglio. Ho voluto forzarlo e la porta si è aperta. Ecco io oggi posso dire non attraverso discorsi ma attraverso risultati che Chiesa e Scienza non solo possono andare d’accordo ma in alcuni casi affrettano il risultato. Il problema è la Scienza senza morale: può trasformarsi in follia”.
Cosa direbbe oggi a un malato di Sla?

“Due mesi fa ne ho incontrato uno. Parlava componendo le parole su uno schermo muovendo le pupille degli occhi. Ha scritto tre frasi: “Sono commosso per la visita. Ne sentivo un grande desiderio. Forse per me è troppo tardi. Continui la ricerca. Molti ne hanno bisogno”. Ecco, direi: una scintilla è stata accesa nel buio. Perché fino ad oggi non c’era nessuna speranza per questi malati”.

Francesco Cutillo

FONTE: http://www.tgcom.mediaset.it/

giovedì 14 ottobre 2010

STAMINALI ADULTE: LA VERA SPERANZA

Vescovi: la speranza per la SLA (e non solo) è depositata nella Biobanca




Segnali contrapposti in questo periodo dalla vecchia Europa e dai progressisti Stati Uniti sul fronte della ricerca sulle cellule staminali. In Italia l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha conferito l’autorizzazione alla produzione di cellule staminali cerebrali umane utilizzabili per terapie avanzate sull’uomo al “Laboratorio cellule staminali, Cell Factory e Biobanca” di Terni guidato da Angelo Vescovi. Ad Atlanta, allo Shepherd Center, l'azienda privata Geron, dopo aver ottenuto il placet dalla FDA (Food and Drug Administration), ha avviato il primo test con cellule embrionali per ricostruire la guaina dei nervi di un paziente dopo una lesione spinale; mentre dall'Harvard Stem Cell Institute arriva l’annuncio di un nuovo metodo per riprogrammare cellule della pelle in staminali. In proposito abbiamo interpellato il professor Vescovi, che sta procedendo con grande decisione ed energia sulla linea delle staminali adulte, non solo a Terni ma ora anche nella sua qualifica di direttore scientifico del IRRCS Casa Sollievo della Sofferenza di Padre Pio a San Giovanni Rotondo e dell’Istituto di ricerca Mendel di Roma. Il suo entusiasmo per le nuove piste di ricerca, supportato dall’ampliamento delle strutture a disposizione, non riduce la pazienza con la quale attende, nei prossimi mesi, il via libera da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, essendo convinto che «non si tratta di burocrazia ma di tutelare pienamente l’interesse dei pazienti, offrendo soluzioni che sappiano dare la massima efficacia col minimo rischio».


Questa autorizzazione dell’AIFA cosa vi consente di fare?

L’autorizzazione significa che le cellule staminali prodotte nella Banca delle staminali di Terni, cioè cellule staminali del cervello, sono già autorizzate al trapianto nell’uomo e quindi possono venir utilizzate in tutte quelle sperimentazioni cliniche che tentano di sostituire cellule nervose. Più precisamente ci permette di tornare alla commissione di Fase 1 per la sperimentazione clinica dell’Istituto Superiore di Sanità (alla quale avevamo già fatto richiesta) e verificare se quello che abbiamo fatto nel frattempo è giusto e quindi poter procedere con la sperimentazione nel caso della SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica).

A quali altre patologie pensate di applicare, prossimamente, il vostro metodo?

Stiamo pensando di allargare queste sperimentazioni ad altri tipi di malattie come quelle genetiche-metaboliche in età pediatrica (morbo di Tay Sachs) e, successivamente, anche a forme gravemente invalidanti di sclerosi multipla.

Quali sono in breve i vantaggi del vostro metodo?

Per poter parlare di vantaggi ci dovrebbe essere qualcosa di comparativo. Attualmente io non vedo altri metodi che consentano di fare quello che noi possiamo fare. L’unica sperimentazione progettata con le staminali embrionali, che di fatto sta ancora per partire, ha richiesto 40 milioni di dollari e non è proponibile su nessuna scala pratica. Non è quindi un metodo che compete con un altro: semplicemente, non ce n’è un altro.

Lei si riferisce ai test annunciati dalla Geron?

Sì. Devo aggiungere che non credo sia necessario spendere tutti quei soldi per una sperimentazione e penso che quella non sia neppure la sperimentazione che loro stessi avevano inizialmente preparato. Rifiuto nel modo più totale quanto affermato dall’amministratore delegato di Geron e cioè che quello è l’unico modo di produrre le cellule adatte per il trapianto nei pazienti. Noi, infatti, lo facciamo e, se mi è permessa la battuta, ai ricercatori della Geron che volessero venire qui nel nostro laboratorio a prenderle potremmo darne un secchiello pieno a costo zero. Di queste sperimentazioni non penso né bene né male. Dico solo che: primo, non c’era bisogno di utilizzare cellule staminali embrionali; secondo, trovo sospetto che un trial clinico parta nel momento in cui si manifestano alternative, come quella della staminali cerebrali o quella della riprogrammazione cellulare. Non posso non pensare a una mossa politica.

In che senso?

È chiaro che il trapianto o lo fanno adesso o non potranno più farlo. Inoltre, sono fortemente preoccupato per il tipo di modello scelto. Da quello che posso capire, stanno pensando a un trapianto in un caso di lesione spinale acuta; ma in casi del genere non è possibile predire come evolverà e quindi non capisco come pensano di interpretare i risultati: infatti, qualunque variazione si riscontri potrebbe essere dovuta semplicemente all’evoluzione fisiologica della lesione. Agire in tale situazione mi sembra – ma è un parere molto personale - più simile all’utilizzo dell’essere umano come cavia e non a finalità terapeutiche. E poi non ci vogliono tutti quei soldi. Tenga presente che nel nostro caso, con tutte le difficoltà aggiuntive che ci sono nel no-profit, abbiamo speso due milioni di euro.

Cosa pensa invece dell’annuncio dell'Harvard Stem Cell Institute di un nuovo metodo per riprogrammare le cellule?

Sulla riprogrammazione delle cellule adulte ho più volte espresso delle valutazioni positive. Quando Yamanaka ha diffuso i suoi risultati c’erano già delle evidenze sperimentali dirette: un nostro articolo su Science del 1999, molto criticato, mostrava che da una cellula adulta di un certo tessuto si potevano produrre cellule di altri tessuti. Insomma, che si potessero ottenere cellule staminali senza produrre embrioni era nell’aria. Yamanaka ha avuto il grande merito di crederci e soprattutto di sviluppare una tecnica adatta. Ora, nell’arco di cinque anni, abbiamo ormai cellule umane clonate e quasi pronte per la sperimentazione umana. Non ho mai visto un settore svilupparsi così rapidamente e con una tale coerenza di risultati. Questa è la strada che la scienza propone e che tutti stanno seguendo; non lo dico solo io, l’ha scritto recentemente il New York Times. Pertanto è difficile giustificare l’insistenza su altri approcci, come quelli di coloro che hanno propugnato l’utilizzo di cellule embrionali per interessi che poco hanno a che fare con il bene del paziente ma per loro interessi scientifici, ideologici, politici o puramente commerciale.

Quindi è questa la tecnica del futuro?

Sì. La tecnica della riprogrammazione si sta avvicinando a grande velocità alla possibilità della sperimentazione clinica. Ricordo peraltro che con questa tecnica è possibile clonare le cellule, quindi non c’è più il problema del rigetto e la clonazione ha un’efficienza assolutamente vincente. Inoltre non presenta alcun problema di tipo etico.

Anche voi state svolgendo ricerche in questa direzione?

Sì, ci stiamo muovendo in questa prospettiva. Mentre adesso per la genesi delle cellule e la loro modificazione partiamo dal tessuto cerebrale, stiamo sviluppando un progetto per cui le cellule che entrano nel processo, che pure rimane identico, non saranno più le cellule cerebrali ricavate dagli aborti spontanei ma verranno dalle cellule riprogrammate del paziente. È un’operazione che sappiamo fare molto bene con le cellule di topo; ci basta ora avere a disposizione le cellule riprogrammate umane: per questo ho messo a punto uno specifico progetto con l’Istituto Mendel di Roma.

Il vostro centro di Terni si pone ormai come un punto di eccellenza e anche di servizio a livello internazionale?

Prossimamente devo partecipare al congresso mondiale di neuroscienze e lì lancerò questa proposta: che la Biobanca di Terni i diventi un punto di riferimento internazionale per tutti quei ricercatori che hanno evidenze preliminari della possibilità, se avessero a disposizione le cellule adatte, di condurre una sperimentazione clinica. Ebbene, la mia proposta è che qui possano avere accesso alle cellule già di grado clinico, per testarle su animali e poi per allargare subito la sperimentazione sull’uomo. Tutto ciò dovrebbe essere condotto su base no-profit e così moltiplicare il numero di sperimentazioni cliniche nel mondo. Oggi infatti il collo di bottiglia per queste sperimentazioni è la disponibilità di cellule di grado clinico umane ed è proprio ciò che ci è stato certificato.

(a cura di Mario Gargantini)

fonte: www.ilsussidiario.net

sabato 15 maggio 2010

TROPPI ABITANTI?

MALTHUS NON FA PIU' PAURA

di Gianfranco Fabi

In questo inizio del XXI secolo, in maniera del tutto silenziosa, sta avvenendo la svolta più significativa nella storia dell'umanità. Per la prima volta infatti dai tempi di Adamo ed Eva la crescita della popolazione mondiale non aumenta più di velocità, ma inizia a rallentare fino a lasciare prevedere nel giro di pochi decenni il raggiungimento di una sostanziale stabilità. Ci sono voluti dodici anni, sia dopo il 1975 sia dopo il 1987, per aggiungere un miliardo alla popolazione mondiale passando a cinque e poi a sei miliardi. Ora ce ne vorranno almeno 14 di anni per raggiungere i 7 miliardi con una popolazione che entro la fine del secolo, forse senza riuscire a toccare i 9 miliardi, inizierà gradualmente a diminuire.

Nei paesi industrializzati, tranne che in Francia e paesi scandinavi, il tasso di natalità è già ora tale che solo con l'immigrazione si mantiene una pur limitata crescita della popolazione. Ma anche nei grandi colossi mondiali il processo di riduzione del tasso di natalità appare ormai irreversibile. Più velocemente in Cina, più lentamente in India l'effetto congiunto del maggiore benessere e della diffusione dell'educazione, dei metodi anticoncezionali e dell'aborto stanno portando la natalità al di sotto della soglia di sostituzione.

Appare quindi definitivamente superata la drammatica profezia di Thomas Robert Malthus, il reverendo inglese che alla fine del Settecento con il suo Saggio sul principio di popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società diede il via a una corrente di pensiero che ha progressivamente aumentato nei secoli i propri discepoli. Contribuendo tuttavia a creare l'illusione che le politiche demografiche potessero sostituirsi agli interventi reali per favorire la crescita.

Le profezie di Malthus non si sono avverate. Il mondo è ben lontano dai più di duecento miliardi di abitanti a cui si sarebbe dovuto arrivare se si fosse mantenuta la crescita con progressione geometrica indicata dal reverendo inglese. E il sottosviluppo e la povertà sono del tutto riconducibili più alla corruzione, all'inefficienza, al protezionismo e alle ambizioni dei poteri politici, spesso dittatoriali, che alla pressione demografica.

Nella storia del mondo la crescita della popolazione è stata sempre affiancata da progressi nella tecnologia, nei metodi di coltivazione, nell'efficienza della produzione e dei commerci. Ora come afferma Fred Pearce, giornalista di New Scientist, nel suo Il pianeta nel futuro, «stiamo uscendo dalla più massiccia espansione demografica della storia umana»: ci avviamo a un mondo in cui i problemi saranno sempre più l'esatto contrario di quanto temuto da Malthus.

Le società occidentali, e soprattutto l'Italia, si trovano già ora a dover fare i conti con la bassa natalità, per l'allungamento della vita media, per la scarsa partecipazione femminile al lavoro, per l'alta età media in cui i giovani trovano un'occupazione. Con la necessità di gestire un'immigrazione altrettanto indispensabile, quanto complessa sotto il profilo sociale. Senza dimenticare che il calo demografico dell'Occidente rientra sempre più spesso, nel giudizio degli economisti, tra le cause strutturali della crisi che ha investito negli ultimi anni il sistema economico.

fonte: www.ilsole24ore.it

domenica 18 febbraio 2007

alla professoressa Elena Cattaneo

LETTERA AD UNA PROFESSORESSA

Lettera aperta alla Professoressa Cattaneo


Siamo studenti presso le Facoltà scientifiche di questo Ateneo. Ci appassiona la possibilità di approfondire la conoscenza della realtà che ci circonda, in tutti i suoi aspetti. Anche per noi, at-traverso lo studio, fare scienza è in qualche modo il nostro lavoro quotidiano. Per molti di noi una delle più alte aspirazioni è poter diventare ricercatori, per contribuire al suo sviluppo. La scienza nella nostra epoca si è dimostrata uno dei rami più fertili della conoscenza umana e più decisivi nel-lo sviluppo di una comunità. Non si può rimanere indifferenti quando nel giro di qualche decennio il metodo scientifico ci ha consentito di aprire finestre su problemi che, non molto tempo fa in fon-do, sembravano fuori dalla nostra capacità intellettiva. Come è possibile non stupirsi di fronte alla decifrazione del codice del genoma umano? O come, per fare un esempio, non entusiasmarsi di fronte alla possibilità di fare affermazioni sensate sui primissimi istanti dell’universo? Il potere e le potenzialità della scienza ci appaiono oggi come grandissime evidenze. Ma dentro questa grande avventura di conoscenza, siamo proprio sicuri che il fine giustifichi i mezzi? Ci sembra che ogni se-rio impegno di ricerca metta in gioco due attori protagonisti: la nostra domanda, la nostra sete di capire e la realtà. C’è qualcosa che sta più in profondità di qualsiasi brevettabilità futura, che è più originale di qualunque possibile applicazione, pur importante che sia: è l’oggetto del nostro studio, che detta sempre il metodo al nostro lavoro. Per questo siamo usciti molto preoccupati, forse anche un po’ sconcertati, dal convegno pubblico che lei ha organizzato nella nostra Facoltà1. È possibile fare ricerca, senza porsi la domanda principale: che cosa ho di fronte? Nella fattispecie: che cosa è l’embrione? È vita umana?
Lei ha proposto di delegare la risposta a tali domande alla coscienza del singolo, alle confes-sioni religiose, lasciando intendere che non sia possibile affermare niente di certo su un tema come questo. Ma se anche così fosse, se non fossimo sicuri che una certa realtà sia "essere umano", non sarebbe comunque più ragionevole rimanere prudenti? Forse ha fatto parlare dei preti (che se lei ha notato hanno difeso più la ragione che il catechismo) perché i "laici" invitati davano risposte fran-camente impresentabili, come quella dell’"etica a stadi". Ci inquieta profondamente questa teoria, che è stata proposta dal prof. Demetrio Neri, docente di Bioetica all’Università di Messina, secondo la quale dovremmo creare diversi livelli o "stadi" di valore nelle espressioni della vita umana, in particolare, assegnando un livello più basso alla persona non ancora completamente sviluppata (embrioni e feti) rispetto al livello umano vero e proprio. Ma questo non equivale a formulare una
1 "Le cellule staminali embrionali umane" organizzato da UniStem, centro di ricerca interdipartimentale fondato nel nostro Ateneo, e svoltosi presso l’Aula A della facoltà di Farmacia il 31/01/2007
scala di dignità basata sulle potenzialità che essa può raggiungere? Potremmo per esempio avere gli schizofrenici, i down, i malformati, ad occupare stadi leggermente inferiori a quello di un adulto considerato sano. E così via. Avremmo così giustificato, grazie alla teoria del prof. Neri, una classi-ficazione degli esseri umani che ci risveglia sinistri ricordi. Ancor più ci sconcerta l’affermazione, emersa durante il convegno, che "è giusto usare embrioni umani, così salveremo la vita a molti a-nimali che oggi dobbiamo sacrificare alla ricerca." È questo il massimo sforzo conoscitivo che un gruppo all’avanguardia del nostro ateneo può o vuole produrre per "difendere" la legittimità della propria ricerca?
Sono esempi di un errore in cui possiamo cadere, ma che dobbiamo combattere. Crediamo che ci sia un problema di metodo, che consiste in un uso troppo ristretto della ragione, come se essa si arrestasse non appena entrano in gioco questioni che non possono essere decise in base al metodo scientifico. Così ci atteggiamo a intransigenti ricercatori, giustamente rigorosi, quando si parla di DNA, codice genetico, cellule toti-potenti, mentre lasciamo campo libero alle più svariate interpre-tazioni su problemi come la vita e l’etica. Nelle questioni più decisive, che ci interessano di più co-me uomini, riponiamo l’arma della ragione nel fodero. Ma non abbiamo bisogno di attendere ulte-riori progressi della ricerca scientifica, ulteriori esperimenti o dimostrazioni, per stabilire che, se un embrione non viene soppresso, si mostrerà come quell’individuo umano che è fin dall’inizio, e non ne verrà fuori un elefante o un topolino. Qui si tratta di un uso elementare, e anche più ampio, della ragione senza del quale siamo destinati ad essere prede della dittatura delle interpretazioni su tutti i temi più importanti dell’esistenza umana. Non vogliamo essere bambini che pretendono di provare tutto, accettando di farsi trascinare via dai mille venti ideologici che ci circondano. Vogliamo essere uomini che non rinunciano a scegliere, usando fino in fondo la propria capacità di giudizio.
Michele Benetti –Presidente della Conferenza degli studenti dell’Università degli Studi di Milano
Enrico Toso –Rappresentante del Consiglio di Facoltà di Scienze matematiche,fisiche e naturali
Beatrice Bignami - Rappresentante del Consiglio di Facoltà di Medicina Veterinaria
Daniele Cosi - Rappresentante del Consiglio di Facoltà di Farmacia
Riccardo Branca –Studente della Facoltà di Farmacia
Agnese Taboni –Studente della Facoltà di Farmacia
Alessandro Carabelli - Studente della Facoltà di Farmacia
Maddalena Nizzola - Studente della Facoltà di Farmacia
Per adesioni o commenti:lettera.aperta@gmail.com