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domenica 5 dicembre 2010

Avvoltoi radicali ronzanti alla Camera (non ardente) attorno al corpo di Mario Monicelli

Rieccoli i radicali pronti a rispuntare fuori e dire che si stavano godendo un momento di pausa dopo l'ingordigia vissuta dato il successo di ascolti della radical faziosa trasmissione dell'anno "vieniviaconme".
Pochi giorni ed eccoli piombare come avvoltoi sul corpo di Mario Monicelli, morto suicida, gettandosi da un balcone dell'Ospedale San Giovanni dove era ricoverato, a 95 anni!
Non entro nel merito della scelta di vita (ops, di morte) del regista italiano la quale, pur non condividendola, va rispettata.
L'assurdo è vedere i Radicali alla Camera dei Deputati, aiutati dall'altro radicale mascherato Walter Veltroni, che invece entrano nel merito della scelta di vita (ops, di morte) di Monicelli cercando di elevarlo, dopo Welby ed Englaro, ad altro paladino dell'eutanasia.
Non è ingerenza dello Stato nella vita privata????
Avete sentito la dichiarazione di Veltroni? "Era un uomo coerente e anche l'ultimo atto della sua vita gli assomiglia. Ha vissuto, non si è lasciato vivere e non si è lasciato morire. Ha deciso di andarsene. Era un italiano con la schiena dritta".
A parte che oggi giorno ci vuole più coraggio ad essere come Mario Melazzini, cioè ad avere la schiena dritta anche su una carrozzella, che a buttarsi da un balcone, ma si possono dire queste cose lanciando un assist ai radicali che, dalla Bernardini in poi, hanno cominciato con il loro latrare pruriginoso?
Lasciatelo in Pace il maestro Monicelli.
Io non lo conosco così bene, l'ho detto, per giudicare il gesto se non dal punto di vista mio personale ed etico e religioso.
Penso però che Monicelli metterebbe Veltroni, Bernardini e tutti gli altri su un treno in partenza e gli piglierebbe a schiaffi, ad uno ad uno, mentre loro sono affacciati e non vedono l'oltre più in là del loro naso.
Maestro, non so perchè a 95 anni ha concluso così la sua esistenza ma le posso solo dire: riposi in Pace.

di Giorgio Gibertini
fonte: http://giorgiogibertinijolly.blogspot.com

mercoledì 10 novembre 2010

SPOT RADICALE PRO-EUTANASIA IN ARRIVO

Prepariamoci. Perché tra poco, su una serie di importanti emittenti locali lombarde, passerà uno spot pro-eutanasia. Prodotto in Australia dove però è stato subito censurato, è stato prontamente tradotto e importato dai radicali italiani, che ora ne pagheranno la diffusione. Salvo, ovviamente, l’eventuale stop del garante.


Nel video un attore, impersonando un malato, spiega che ha fatto la sua “scelta finale” e chiede che il governo lo “ascolti”. Poi, con la tattica ormai usuale del caso pietoso + sondaggi favorevoli = fate la legge che vogliamo noi, subito ci spiegano che “il 67% degli italiani è favorevole alla legalizzazione dell’eutanasia”.

Nulla di nuovo sotto il sole, in realtà. Nel senso che anche, tanto per fare un esempio, già ai tempi della legge 40 ci spiegavano che percentuali bulgare di italiani erano favorevoli alle istanze radicali. Peccato che, quando poi c’è stato da concretizzare il tutto, le cifre sbandierate non hanno trovato alcuna corrispondenza nella realtà dei fatti.

Tutto tranquillo dunque? Non proprio. Perché la negatività dello spot non è da sottovalutare. Guardiamo alla concretezza del messaggio e a ciò che è scritto (meglio: detto) tra le righe: il malato è solo, non è attaccato ad alcuna macchina e con una donna che resta sempre alle sue spalle, senza mai parlare. Quella che vogliono far passare è l’idea che la malattia sia una questione solo e soltanto del malato. Che – solo – può decidere che non ce la fa più e porre fine alla sua vita. E questo vale per tutti i malati, sembra dirci lo spot, non solo per i “casi limite” che vivono solo grazie all’aiuto di speciali macchinari. Tutti, a un certo punto, devono poter decidere di farla finita. E lo Stato, semplice strumento del volere di alcuni, deve anche garantire questo loro presunto diritto. Il che, ovviamente, implicherebbe il “dovere” per lo Stato di ammazzare un suo cittadino.

Agghiacciante? Non è finita qui. Perché c’è una donna che, come detto, resta ferma e zitta alle spalle del malato. Lontana da lui perché, appunto, secondo lo spot la malattia e la cura sono cose solitarie. In quella donna ferma e zitta è contenuto il messaggio (subliminare ma non troppo) che daremmo ai malati se legalizzassimo l’eutanasia. “Voi siete un peso – diremmo loro – sia per i vostri cari che per la società. Siete un costo non più produttivo, siete inutili, è meglio se vi levate di torno. Fareste un favore a voi stessi e anche agli altri”.

La spirale che si innescherebbe (e che in alcuni paesi si è già innescata) è tremenda, perché finirebbe per fiaccare anche la voglia di quelli che chiedono di lottare. Che verrebbero sempre, costantemente e continuamente, messi di fronte alla seguente scelta: “Io, Stato, ti do gli strumenti per levarti di torno senza dare troppi problemi. Sei veramente sicuro di voler continuare ad essere un peso per i tuoi cari e una spesa per le mie casse?”.

Come ricordano sempre l’oncologa Sylvie Menard e il dottor Mario Melazzini, le richieste di eutanasia dei malati sono sempre, in realtà, richieste di aiuto. E quello che è necessario fare, per rispondere al grido di dolore di queste persone, non è certo abbandonarle a loro stesse. Il modo in cui una società giusta deve rispondere a chi è debole, in difficoltà, e chiede aiuto è prendersi cura di loro. Nel vero senso della parola.

Prendersi cura di un malato non significa solo dargli il farmaco giusto, scegliere la terapia migliore e parcheggiarlo nel reparto corretto. Questa, come spiega spesso Mario Melazzini, è solo una parte. Prendersi cura del malato significa vederlo come una persona e non come una patologia ambulante. Significa rincuorarlo quando è scoraggiato, stargli vicino quando è solo, capire le sue esigenze profonde e far sì che veda nel medico non il mero esecutore di alcune tecniche (come invece vorrebbe Veronesi) ma anzitutto un volto sorridente e una mano che sostiene. Sempre.

E prendersi cura veramente non è solo una cosa “da medici”. E’, prima di tutto e principalmente, una cosa da uomini, da “animali sociali” che non dimenticano il loro essere relazionali e che danno una mano al loro simile in difficoltà. Loro chiedono l’eutanasia? E noi rispondiamo prendendoci cura veramente di ogni malato.

Un ultimo dettaglio strategico, che forse stona con il resto dell’articolo ma che è opportuno dire. Stiamo attenti! Ignazio Marino si è già espresso contro lo spot perché dice che lede alla battaglia per il testamento biologico. Ecco, qui casca l’asino. Vogliono farci credere (ancora una volta, come hanno fatto con la legge 40 e con la legge 194) che, proprio per rifiutare le richieste radicali di eutanasia a tutto tondo bisogna accettare un “compromesso”. Per esempio, come di fatto vorrebbe Marino, eutanasia solo in certi casi. Stiamo attenti a non cadere nella loro trappola, perché ancora una volta ad essere in ballo è la vita delle persone.

venerdì 1 ottobre 2010

FONDO NASKO: OGGI IL VIA!

MAI PIÙ ABORTI PER PROBLEMI DI SOLDI

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Sarà attivo a partire da domani, 1 ottobre, il Fondo Nasko, attraverso il quale Regione Lombardia mette a disposizione un assegno mensile di 250 euro (per un massimo di 18 mesi) alle donne che rinunciano ad una interruzione di gravidanza che sarebbe stata causata da problemi economici.

La nascita e l'avvio concreto dell'attività di questo Fondo risponde al traguardo ideale che ci siamo posti e cioè il fatto che nessuna donna dovrà più essere costretta ad abortire in Lombardia a causa dei problemi economici. Grazie anche a questo strumento vogliamo contribuire a eliminare qualunque ostacolo che renda difficoltoso fare una scelta a favore della vita.

Nasko ha una dotazione di 5 milioni di euro e prevede appunto la possibilità di garantire un contributo complessivo fino a 4.500 euro nell'arco di 18 mesi (suddivisi tra il periodo precedente il parto e quello successivo alla nascita del bambino). Concretamente, l'assegno sarà erogato direttamente alle donne che accetteranno e seguiranno un «progetto personalizzato» di aiuto realizzato tramite i Consultori familiari e i CAV (Centri di Aiuto alla Vita). Questo «progetto personalizzato» comprende una serie di interventi o servizi - erogati anche da altri soggetti pubblici o privati coinvolti nel progetto stesso - che il contributo regionale di 250 euro integra e completa.

Il Fondo viene gestito direttamente dalla Regione, attraverso una piattaforma web ad accesso riservato ai Consultori familiari e ai CAV iscritti negli elenchi regionali, che segnaleranno i nominativi delle donne beneficiarie del sostegno economico. Le beneficiarie riceveranno entro pochi giorni una carta prepagata messa a disposizione gratuitamente, grazie a un accordo di collaborazione con la Banca Popolare di Milano. Sulla carta sarà caricato mese per mese l'importo del contributo che le madri potranno spendere secondo le necessità concordate con il Consultorio o il CAV. 

fonte: pagina facebook di Roberto Formigoni

domenica 26 settembre 2010

I GIOVANI MPV AL MEETING!!!

BREVI PENSIERI SUL MEETING DI RIMINI

“Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”. Era il titolo del Meeting di Rimini 2010. Come al solito, un’affermazione forte, che impegna l’uomo a riflettere su sé stesso e sul senso della poropria vita. Ma questo titolo è anche un segno quasi profetico di ciò che sarebbe accaduto a questo meeting.
Anche quest’anno lo stand del Mpv ha avuto il suo spazio alla fiera di Rimini. 

Ma quest’anno, tra le altre iniziative previste, ce n’era anche una pensata, con grande lungimiranza, per i giovani. Con lo scopo di mettere in contatto i ragazzi di Comunione e Liberazione, che per una settimana a loro spese si sono messi al servizio della buona riuscita del Meeting, con quelli del Mpv. E da quell’incontro sono nate buone prospettive di collaborazione futura, perché è inevitabilmente emerso che il “desiderio di cose grandi” è lo stesso e che, quindi, anche il cuore è lo stesso.

E’ nella natura del nostro gruppo universitario – e l’abbiamo sempre detto – porsi come catalizzatore delle energie pro life che scaturiscono dalla nostra società. Ed è naturale che un grande movimento ecclesiale come Comunione e Liberazione, seguendo il grande esempio del suo fondatore, la pensi come noi sulle scottanti questioni della vita.

Noi, al meeting, ci siamo sentiti ospiti graditissimi e ascoltati. Onorati non solo dalla presenza di tanti amici ciellini, ma anche di personaggi del calibro di Maurizio Sacconi, Eugenia Roccella, Renato Farina, Savino Pezzotta e Mara Carfagna. Tutti loro, invitati dal presidente Carlo Casini e dal vicepresidente Pino Morandini, hanno trovato il modo di dedicare diversi minuti della loro permanenza a Rimini al Mpv e alle sue tematiche. Ci hanno ascoltati, e noi abbiamo dialogato con loro. Producendo legami che, speriamo, si tradurranno in concrete scelte future.

Particolarmente emozionante, poi, il momento della testimonianza di Mario Melazzini, medico malato di sclerosi laterale amiotrofica che si batte da anni contro l’eutanasia e per spiegare che esistono malattie inguaribili, ma non malattie incurabili. Mentre le sue parole, arricchite dalla straordinaria dose di umanità che solo l’esperienza diretta di quello di cui si parla può dare, risuonavano alte dalle casse del nostro stand la gente di passaggio si fermava, attratta inevitabilmente da quell’uomo mite e all’apparenza debole, ma dal coraggio tanto profondo.

Se il meeting doveva essere incontro (con gli amici, con la realtà, con grandi testimoni della vita), ebbene, questo è stato. E, come la natura stessa ci spinge a fare, ora continuiamo a cercare cose grandi.

FT

giovedì 3 giugno 2010

FONDO NASKO CONTRO L'ABORTO

Da Regione Lombardia 5 milioni di euro a favore delle madri che scelgono la vita: 250 euro al mese per 18 mesi e collaborazione con i Cav.
FINALMENTE QUALCOSA SI MUOVE!!!
RINGRAZIAMO LA GIUNTA REGIONALE!!!

lunedì 22 marzo 2010

CON "NASKO" 5 MLN AI CAV

"Mai più un aborto in Lombardia per motivi economici". Il presidente della Regione Lombardia Formigoni annuncia così "Nasko", il fondo di garanzia per i Centri di aiuto alla vita. Un fondo per la vita e la tutela della maternità che il Presidente si impegna ad attivare nei primissimi giorni della nuova legislatura, con una dotazione per il primo anno di 5 milioni di euro.

Con "Nasko" potranno essere finanziate le attività e le iniziative dei centri di aiuto alla vita; misure di sostegno economico alle donne nel corso della maternità e nei mesi successivi al parto; attività dei comuni di potenziamento della rete delle strutture e delle politiche per l’infanzia; famiglie che mettono in campo iniziative di mutuo sostegno (ad esempio i nidi famiglia).


"La maternità e la paternità - continua Formigoni - si aiutano stando accanto ai genitori in tutte le fasi della vita dei loro figli, dal concepimento alla nascita, dalla scuola materna fino all’età scolare e lungo tutto il corso dell’educazione e della formazione. Con il sistema della dote siamo gia’ a fianco di tantissime famiglie lombarde". "Perché nessuno, in Lombardia - spiega Formigoni - dovrà mai sentirsi solo tanto da dover penalizzare una nuova vita in arrivo".

COMUNICATO STAMPA DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DI FEDERVITA LOMBARDIA

Il Consiglio Direttivo di FederVitaLombardia, a nome dell'intera federazione dei Centri di Aiuto alla Vita, delle Case di Accoglienza e dei Movimenti per la Vita lombardi, esprime grande apprezzamento per l'annuncio, fatto sabato 20 marzo dal Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, della prossima creazione del fondo di garanzia per la vita concepita e per la famiglia "Nasko".

Apprezziamo anzitutto l'impegno gia` profuso con continuità in questi anni da Regione Lombardia a favore della difesa della vita dal concepimento alla morte naturale e a favore della famiglia fondata sul matrimonio. Questi valori sono anche i valori di FederVita Lombardia e siamo lieti di aver trovato nelle istituzioni lombarde ascolto e sostegno.

Auspichiamo quindi che la promessa elettorale del Candidato Presidente Formigoni possa trovare, se verrà nuovamente confermato Governatore, piena e rapida attuazione. In Italia l'aborto resta un terribile problema sociale sociale che causa 500 vittime al giorno, e la Lombardia non fa eccezione: è importante che tutte le istituzioni si facciano carico della difesa della vita, senza eccezione alcuna e senza lasciare questo ruolo importantissimo al solo volontariato.

L’iniziativa del Presidente Formigoni è certamente un grande passo nella giusta direzione di una societa` piu` giusta, piu` libera, piu` solidale.

Il Consiglio Direttivo
Milano, 22 marzo 2010

domenica 6 dicembre 2009

DOWN? ALLORA VALI ZERO

E IL GEMELLO DOWN NON VALE UN EURO?


di Chiara Mantovani


Leggo l’agenzia di stampa e, nonostante mi reputi abituata a sentirne di tutti i colori, riesco ancora a sbalordire. Qualcosa nella ragionevolezza si è inceppato.
(ANSA) - MILANO, 30 NOV - La donna che nel giugno 2007, incinta di due gemelli, per un errore nell’aborto selettivo all’ospedale San Paolo di Milano subì una interruzione di gravidanza sul feto sano invece che su quello affetto da sindrome di Down ha chiesto un risarcimento di un milione di euro.
Ad avanzare la richiesta di condanna al risarcimento dei tre medici imputati nel processo in corso a Milano è stato il legale della donna e del marito, l’avvocato Davide Toscani. "Si tratta della perdita di una vita umana - ha spiegato il legale -, dell’impossibilità di questa coppia di avere in futuro una nuova gravidanza per il trauma subito". Nessuna condanna o risarcimento, ha aggiunto Toscani, "darà mai ristoro a questa coppia".
Intanto dico subito che non si è trattato della perdita di una vita umana, ma di due. Infatti i bambini abortiti sono due. A meno di voler sostenere che una, quella sana, era vita umana e l’altra, quella malata, no. Cioè a dire che un malato non è un appartenente alla famiglia umana. E tutti i bimbi affetti da sindrome di Down non sono umani?

A meno di voler sostenere che una aveva diritto di nascere e l’altra no. Dunque i portatori di trisomia 21 che sono al mondo ci stanno da clandestini? Ci sono ma non dovrebbero esserci? Per loro il foglio di rimpatrio significa rispedirli al mittente, cioè a quel caso o a quel Dio che li ha imbarcati sulla fragile imbarcazione di un utero materno?

Sono sbalordita: all’epoca della notizia mi ero commossa, avevo pensato al dolore di una mamma e di un papà che immaginavo sconvolti per aver toccato con mano quanto la pretesa del figlio perfetto si fosse tramutata in tragedia reale. Sarà difficile percepire l’ingiustizia di un aborto selettivo quando tutto “va bene”, quando poi stringi tra le braccia un figlio come tu lo volevi, lo coccoli, lo nutri, lo proteggi e lui ti guarda e ti sorride come solo un figlio fa. La mente allontana il pensiero del costo che hai dovuto pagare (anzi, siamo franchi: che qualcun altro ha pagato). Salvo poi lasciarsi come Pollicino le briciole di un dolore che sa di rimorso per tutta la vita. Ma questa è una altra storia, vergognosamente negata da chi vede nell’aborto un problema tecnico da risolvere con una operazione o due pilloline.

Ma in un caso come questo, no. La realtà mette di fronte all’evidenza: erano uguali ma uno era voluto, l’altro no. Non posso credere che la reazione sia: accidenti a quei medici che hanno sbagliato! Tutta colpa loro! Loro si saranno anche sbagliati, e forse potevano essere ancora più scrupolosi, ma la medicina non è a prova di errore, anche se non c’è scritto in questi termini nei moduli di consenso informato. A prova di errore dovrebbe essere l’amore: per andare sul sicuro si ama tutti, è così che non ci si sbaglia.

Nessun risarcimento sarà adeguato alla perdita di una vita umana? E quale risarcimento è un milione di euro? Una cifra “simbolica”? Ma cinquecento per due o un milione per una, perché l’altra non valeva niente?

Caspita, come galoppa l’inflazione.

sabato 26 gennaio 2008

mercoledì 29 agosto 2007

ABORTO E EUGENETICA


DICHIARAZIONE DELL'ON. CARLO CASINI PRESIDENTE DEL MOVIMENTO ITALIANO PER LA VITA IN MERITO ALL'ABORTO SU DUE GEMELLI EFFETTUATO A MILANO

L'episodio di Milano prova, ancora una volta, un effetto negativo della legge n. 194/1978 che, forse, gli autori della legge non volevano ma che l'equivocità dell'art. 6 non riesce ad evitare. Nonostante apparentemente che non sia consentito l'aborto eugenetico, è oramai accettata l'idea che si possa discriminare tra esseri umani. L'aborto è sempre un male, ma la selezione embrionale aggiunge ingiustizia ad ingiustizia, tanto più se ricordiamo che ci sono famiglie disposte ad adottare un bambino down e che il mongolismo consente oggi di condurre una vita felice. L'errore di Milano è venuto alla luce per l'eccezionalità del caso. Sarebbe rimasto nascosto se la gravidanza non fosse stata gemellare. Purtroppo l'errore diagnostico e l'errore tecnico nell'aborto sono frequenti. Essi sono stati evidenziati nei casi eccezionali di bimbi sopravvissuti per qualche tempo all'I.V.G. (a Milano, a Firenze, a Sassari ecc. ecc.), ma nulla sappiamo negli altri casi ben più numerosi di aborti c.d. "terapeutici". L'esperienza dei Centri di Aiuto alla Vita e del servizio telefonico "Telefono Rosso" (063050077) prova l'errore diagnostico in molti casi in cui la gravidanza, nonostante la previsione di malformazioni, e l'autorizzazione all'I.V.G., è proseguita a causa dell'aiuto offerto alla donna. Da tempo il Movimento per la Vita sostiene la necessità di rendere obbligatorio il riscontro diagnostico su ogni feto vittima del c.d. aborto "terapeutico". I risultati dovrebbero essere comunicati al Ministro della Salute perché ne possa riferire ogni anno al Parlamento. E' giunta l'ora di un ripensamento complessivo sulla legge 194/1978, ma intanto il riscontro diagnostico potrebbe essere preteso come una semplice circolare ministeriale. La legge 194/1978 resta ingiusta nel suo nucleo essenziale ma, almeno, modifichiamone la sua applicazione eliminando l'equivocità delle sue parole.