giovedì 7 ottobre 2010

SCUSATE, MA VORREI CAPIRE

Scusate, ma vorrei capire. Sono un cittadino qualunque. Sono - più o meno - un sessantamilionesimo di sovranità popolare. Poco più che una croce su una scheda con un simbolo.

Ma voglio capire lo stesso. Voglio capire, per esempio, perchè anche se i miei rappresentati, che io ho eletto, approvano una legge a maggioranza ampia e trasversale, anche se la legge deve passare da un referendum, e io mi impegno nella campagna elettorale di quel referendum, e noi lo vinciamo quel referendum (75 a 25, più o meno), anche se per ben due volte mi hanno raccontato che io ero importante, che i cittadini erano importanti, che quello che i cittadini sceglievano (di fare o di non fare) era importante...

Ecco, nonostante tutti questi "anche" oggi scopro che un giudice qualsiasi, di una qualsiasi sezione del tribunale di Firenze (ma sempre la stessa...), accogliendo un ricorso promosso e finanziato dai Radicali (anche qui, sempre gli stessi...), può decidere che la mia volontà non vale niente. Può decidere che il popolo è sovrano, sì, ed esercita questa sovranità, certo, ma attenzione: nei limiti e nelle forme previste dalla magistratura italiana con l'accordo del Partito Radicale.
Stupido io, che credevo che la Costituzione dicesse una cosa diversa, cioè che i limiti erano quelli della Costituzione.

Chiedo spiegazioni, e me le danno. Mi dicono che, proprio perchè i limiti costituzionali siano rispettati, è giusto che anche una legge passata due volte al vaglio della sovranità popolare possa essere ribaltata a piacimento da qualche giudice che ha fatto molta carriera.
Mi spiegano anche che questi giudici, la "suprema corte", può "interpretare" la Costituzione e, in virtù di ciò, giudicare appunto la costituzionalità delle leggi. E il caro vecchio potere di ultima istanza? Siamo una democrazia che lo lascia ai giudici?

Ma a questo punto la domanda diventa un'altra. Apro la Costitiuzione, la leggo, e mi chiedo: in quale comma di quale articolo si spiega che, secondo i Padri della Repubblica Italiana, l'essere umano può essere ridotto, da soggetto, ad oggetto? In quale punto si spiega che gli uomini non sono uguali, ma hanno una dignità diversa a seconda del modo in cui sono stati concepiti e, ovviamente, dell'età anagrafica che hanno? E dove si sottolinea che volere è potere, che tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche giusto?
Leggo e rileggo la nostra bella Costituzione, e continuo a domandarmelo. 

Un sessantamilionesimo della sovranità italiana

ROCCELLA: STRAVOLGONO LA SOVRANITA' POPOLARE

LEGGE 40/ Roccella: i magistrati giacobini vogliono stravolgere la volontà popolare



«Alcuni magistrati hanno dimostrato ancora una volta la loro vocazione giacobina che si manifesta nel rovesciamento della volontà parlamentare e popolare, ritenuta incapace di scegliere nel modo giusto». È il commento del sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, in seguito al dubbio di costituzionalità sulla Legge 40 sollevato dal Tribunale civile di Firenze, che ha chiesto alla Corte costituzionale di esprimersi in merito.

La Roccella però è fiduciosa per quanto riguarda la decisione della Consulta, che «già una volta ha dovuto esprimersi su un rinvio della magistratura relativo sempre alla Legge 40 e si è limitata a modifiche tecniche, senza smontare l’impianto della normativa». Non si tratta di una "legge cattolica", spiega il sottosegretario, in quanto consente la fecondazione assistita ponendo un unico vincolo: mettere le persone che procreano artificialmente sullo stesso piano delle coppie naturali.

Secondo lei cosa c'è dietro la decisione del tribunale di rinviare la legge 40 alla Corte costituzionale?

Il fatto è che questa legge è stata attaccata fin dall’inizio in maniera violenta. Prima attraverso gli strumenti legittimi della politica. Si è indetto, infatti, un referendum a cui gli italiani hanno risposto in modo chiaro, perché l'astensione è una risposta a tutti gli effetti. Siccome dal punto di vista politico non si riusciva a modificare la legge, si è passati alla seconda fase.
Quella cioè della magistratura?

Diciamo che si sono incrociate le pressioni di lobby potenti, proprio perché sul Dna ci sono interessi economici forti, e quelle di una parte della magistratura che è intervenuta in modo giacobino per modificare la volontà popolare.
Quando il magistrato del tribunale di Firenze afferma che nella Legge 40 c’è una «manifesta irragionevolezza», sostiene che sono irragionevoli la maggioranza parlamentare e popolare che si sono espresse su questo punto (un quesito del referendum verteva esattamente sulla fecondazione eterologa). È un linguaggio che denota un atteggiamento di superiorità classica di quelle élite che si ritengono uniche depositarie della ragione.

Che cosa si aspetta a questo punto dalla Consulta?
Dalla Corte costituzionale mi aspetto equilibrio e saggezza, anche perché le argomentazioni di questo quesito mi sembrano fragili. Il Tribunale di Firenze ha già provato a smontare la legge senza riuscirci e la Consulta in quell'occasione ha fatto una modifica molto tecnica e ragionevole, lasciando inalterato l’impianto della Legge 40. Nei fatti si è dimostra una buona legge e spero che resisterà anche questa volta.
Ma quali sono i meriti della Legge 40?

Intanto è una legge grazie a cui sono nati diecimila bambini. Non è certamente una "legge cattolica" (che direbbe semplicemente no alla procreazione medicalmente assistita), è una legge laica che tiene però in considerazione tutti i soggetti in gioco: la coppia, gli embrioni e gli eventuali soggetti coinvolti in vario modo nella procreazione. L’idea di fondo è quella di mettere le coppie sterili o infertili nella stessa condizione di chi può avere figli per via naturale. La Legge ha il merito di impedire interventi invasivi evitando che vengano buttati via gli embrioni, arrivando agli "uteri in affitto", alla compravendita di ovociti, alle mamme-nonne o all’utilizzo di ovociti o del seme di una persona estranea alla coppia.

Tutte queste cose non si possono fare perché l’idea è di mettere le persone nelle condizioni delle coppie che possono procreare normalmente. Evitando l’invasività biologica e medica, che modifica pesantemente le relazioni genitoriali e i diritti dei figli. Ed è per questo che non si vuole l’eterologa. Non si vogliono eventi biologici estranei alla procreazione come si fa normalmente quando una coppia può invece procreare. Si evitano situazioni in cui ci sono sei genitori, due biologici e quattro sociali, risparmiando anche i rischi legati a malattie di padri e madri e tutelando la salute dei bambini e di tutti i soggetti in gioco.

Che cosa risponde a quanti accusano la legge di facilitare il turismo procreativo?

Quando si parla di turismo procreativo bisognerebbe osservare i dati Eshre, associazione di certo non amica della Legge 40, secondo cui la metà delle coppie italiane che vanno all’estero fanno trattamenti che potrebbero fare anche in Italia. Il turismo procreativo non è causato dal fatto che la legge è troppo poco permissiva, tant'è che il principale turismo è dagli Usa all’India, ma principalmente per ragioni di costo.

Che cosa sta succedendo nei Paesi dove invece l’eterologa è ammessa?
C'è da dire, intanto, che alcuni Paesi come la Svezia e l'Inghilterra stanno tornando indietro rispetto all’eterologa. Se noi decidessimo di seguire la loro strada, secondo cui ogni cosa è possibile senza limiti, senza contemperare i propri desideri con i diritti altrui, senza considerare le ricadute sociali, andremmo comunque incontro allo sfruttamento delle donne e ai fenomeni che elencavo prima.

Anche il Nobel recentemente assegnato a Edwards in qualche modo gioca un ruolo in questa vicenda?
Distinguerei le scoperte scientifiche dalle normative, ma è chiaro che in quel Nobel una certa volontà di infastidire la Chiesa cattolica c’era.

Della Vedova (Fli) si è espresso a favore dell’eterologa e lo stesso Fini ai tempi del referendum aveva portato avanti una posizione chiara. La scissione tra Pdl e Fli ha reso più evidente la presenza di due anime nel centrodestra o questi temi prescindono da ragionamenti di schieramento?
Sui temi eticamente sensibili penso che ci possa essere una maggioranza addirittura più ampia di quella che sostiene il governo. 
Per quanto riguarda il Pdl i suoi parlamentari hanno sempre avuto libertà di coscienza, perché è un partito di ispirazione liberale che su questi tempi non ha mai imposto niente a nessuno.
Detto questo, nel Popolo della Libertà si è potuta riscontrare una sensibilità comune abbastanza omogenea. Il fatto poi che lo stesso Fini al referendum del 2005 disse no proprio alla fecondazione eterologa e che il voto segreto, più di una volta, abbia di fatto allargato la maggioranza trasversale sensibile a questi temi, fa ben sperare...

FONTE: www.ilsussidiario.net

ATTACCO ALLA RAGIONE

LEGGE 40/ Ragione sotto attacco



Continua l’attacco del potere giudiziario nazionale ed internazionale (e delle sottostanti lobbies) alla legge italiana sulla fecondazione assistita, la legge 40/2004, approvata dal nostro Parlamento nazionale con una maggioranza trasversale ai diversi schieramenti, segno di un’ampia e non partigiana condivisione dei valori che la animavano, e non abrogata dal popolo italiano a seguito del referendum del 2005.

Ricordiamo che cosa diceva questa legge: essa aveva conferito piena protezione giuridica agli embrioni, sancendo che essi non possono essere prodotti/distrutti a scopo di ricerca, che non possono essere crioconservati e che dunque, una volta prodotti - e non se ne sarebbero dovuti produrre più di tre - avrebbero dovuto essere tutti impiantati a meno che, ictu oculi, non risultassero inadatti all’impianto; niente diagnosi preimpianto, dunque, per le chiare implicazioni eugenetiche che tale pratica avrebbe potuto ingenerare.

La legge prevedeva (e per fortuna ancora prevede) un’autorizzazione per i centri che praticano tali interventi (mettendo così fine al cosiddetto “far west” procreativo), l’accesso alle tecniche solo per coppie accertatamente sterili (e quindi ragionevolmente stabili), il divieto di fecondazione eterologa, sanzioni non indifferenti per chi (medici) trasgredissero tali norme. Insomma, un impianto coerente con la premessa, cioè con la necessità di tutelare l’embrione pur consentendo, entro limiti, un accesso regolamentato alle nuove tecniche procreative.

Oggi, con l’attacco portato dal Giudice di Firenze alla costituzionalità del divieto di fecondazione eterologa della legge italiana, siamo di fronte all’ultima, in termini di tempo, puntata della sistematica distruzione di tale impianto normativo realizzata prima dai giudici ordinari (che hanno attaccato il divieto di diagnosi preimpianto), poi dalla Corte costituzionale italiana e, ancora, pochi mesi fa, dalla Corte di Strasburgo (la stessa, per intenderci, che ha condannato l’Italia per l’esposizione del crocifisso nelle scuole), la quale ha sanzionato questa volta l’Austria.

  
La quale consentiva sì la fecondazione eterologa ma solo per donazione di sperma (e non per donazione di ovulo): in quest’ultimo caso la Corte europea aveva considerato contraria al divieto di discriminazione la norma che vieta la donazione solo alle donne (gender discrimination) mentre le istituzioni austriache (Parlamentoin primis ma anche la Corte costituzionale nazionale) avevano difeso la legge come legge che conservava il principio tradizional-naturale, ritenuto socialmente utile e culturalmente condiviso dalla popolazione, della mater semper certa.

In verità, la Corte europea aveva poi argomentato lasciando una certa libertà di scelta agli stati, ma questo aspetto è stato totalmente sottaciuto nei commenti mentre tutti si sono affrettati a sottolineare le possibili negative implicazioni della decisione sulla normativa del nostro Paese. Non stupisce quindi che, anche sulla scorta di letture parziali della decisione europea, qualche giudice italiano si muovesse per togliere ancora un tassello dalla legge in esame attaccando il divieto della fecondazione eterologa: censurata l’Austria che la ammetteva a metà, si è detto, adesso potrebbe toccare all’Italia che la vieta del tutto. Tanto vale, allora, anticipare i tempi e investire della questione la Corte costituzionale che l’anno scorso aveva dato il suo contributo abolendo il limite rigido del divieto di produrre massimo 3 embrioni (e con ciò ponendo nel nulla la tutela dell’embrione, il divieto di crioconservazione etc…).

Vedremo che cosa farà la Corte, se proseguirà nel suo trend di opposizione alle scelte legislative o se avrà qualche ripensamento. Ma: poche illusioni. Il Nobel al padre della fecondazione assistita non lascia spazio a equivoci sul clima culturale che domina nelle nostra società e che considera diritto ogni desiderio e discriminazione ogni possibile limite, anche il più ragionevole, apposto a tutela della dignità di tutti gli essere umani, che sono da considerarsi tali dal momento del concepimento fino alla loro fine naturale.

FONTE: www.ilsussidiario.net

VOGLIONO TORNARE AL MERCATO

Scorciatoie senza uscita


Sarebbe bene che lo si dicesse a chiare lettere: qualcuno in Italia vuole tornare alla situazione di totale deregulation che c’era prima della legge 40, quando la procreazione medicalmente assistita era regolata solo dal mercato e dal profitto. Qualcuno che non accetta una legge votata da un’ampia maggioranza parlamentare. Qualcuno che non ha ancora digerito il sonoro fallimento del referendum del giugno 2005 col quale si voleva smontare quella legge. Qualcuno che pare allergico alle tutele che la norma offre a tutti i soggetti coinvolti nella fecondazione in vitro. Qualcuno che si ostina a non voler riconoscere i buoni risultati che la legge ha ottenuto (e sarebbe importante che chi esprime giudizi sugli esiti della 40 si informi sui dati reali, prima, per evitare di parlare a sproposito, poi). Qualcuno che forse spera in una qualche "sentenza creativa", per ribaltare la volontà popolare, democraticamente espressa.
Ecco, quindi, che di nuovo alcuni giudici hanno chiamato in causa la Corte Costituzionale, sollecitandola – con l’accompagnamento di un ben orchestrato coro di entusiastiche profezie demolitrici – a occuparsi del divieto di fecondazione eterologa (cioè con gameti estranei alla coppia con cui poi vivrà il figlio). Un divieto previsto per rispettare un’esigenza fondamentale di ciascuno di noi, e cioè di poter crescere con i genitori che ci hanno generato e di sapere da chi si proviene. La fecondazione eterologa non ha niente a che fare con l’adozione, come a volte si tenta di far credere: l’adozione di un minore è il tentativo di risolvere un problema grave, quello che si pone quando una coppia non può assolutamente prendersi cura dei figli. Un bambino è adottato – cioè cresce con genitori diversi da quelli che l’hanno messo al mondo – perché c’è stato un ostacolo insuperabile dopo la nascita. Con la fecondazione eterologa, invece, si crea volontariamente, a priori, una situazione in cui il bambino vivrà con uno – o entrambi – i genitori diversi da quelli che l’hanno generato.
L’eterologa, quindi, stravolge il quadro antropologico della famiglia naturale, quella basata sull’unione di un uomo e una donna: se i genitori sociali sono diversi da quelli biologici non per necessità ma per scelta – cioè in provetta – allora spazio alle cosiddette "nuove famiglie", in cui i genitori sono in numero variabile, di sesso uguale o diverso, e alle situazioni in cui è possibile che una figlia ceda i propri ovociti alla madre, o alla sorella, dando luogo a rapporti parentali per i quali non esiste neppure un lessico adeguato.

Il divieto dell’eterologa ci ha risparmiato l’enorme problema della compravendita di ovociti, in cui donne giovani e spesso povere vendono i propri gameti, con grave rischio della salute. Se invece vogliamo parlare di "turismo riproduttivo", cioè delle coppie che vanno all’estero per procurarsi quel che serve, sarà bene farlo dopo aver verificato l’esistenza o meno di legami economici fra le cliniche straniere a cui queste coppie si rivolgono e quelle italiane da cui partono.

D’altra parte, a differenza di quanto viene ora detto impropriamente, la sentenza con cui la Corte europea dei diritti umani ha imposto all’Austria di eliminare il divieto dell’eterologa non ci riguarda, perché quella norma è diversa dalla nostra e consente in alcuni casi di sterilità maschile la pratica vietata in Italia.

Chi nonostante i fatti ritiene che la legge 40 vada cambiata – e non accetta ancora il verdetto contro la manovra referendaria già tentata invano – chiami a raccolta deputati e senatori per dare battaglia in Parlamento, dove le leggi si discutono e si votano. Ma non tiri (anche mediaticamente) la toga ai giudici della Consulta e non cerchi scorciatoie furbastre nel tribunale di turno.

Assuntina Morresi
 
fonte: http://www.avvenire.it/

mercoledì 6 ottobre 2010

ATTACCO ALLA LEGGE 40

Legge 40, ricorso alla Consulta
Roccella: si rivuole il Far West

Il tribunale di Firenze ha rinviato alla Consulta la Legge 40 per la parte che vieta la fecondazione eterologa, giudicata incostituzionale perchè lede il diritto alla salute e i diritti fondamentali dell'uomo sanciti dalla Carta. Lo rende noto Filomena Gallo, avvocato della coppia fiorentina che ha fatto ricorso dopo che un centro per la procreazione assistita ha negato loro la fecondazione eterologa perché espressamente vietata dall'articolo 4 della legge 40.

Violazione degli articoli 3 e 11 della Costituzione italiana, relativi rispettivamente al diritto di non discriminazione e all'obbligo di recepire il diritto comunitario: sono questi gli elementi su cui si è retto il ricorso presentato dagli avvocati Baldini e Gallo al Tribunale di Firenze, che lo ha giudicato fondato, sollevando l'eccezione di costituzionalità per la legge 40. "Dopo aver peregrinato per vari paesi europei, la coppia è tornata in Italia e ha fatto valere il contenuto di una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, emessa nell'aprile del 2010", spiega l'avvocato Gianni Baldini. "La Corte di Strasburgo ha condannato l'Austria a risarcire il danno ad una coppia e ad eliminare il divieto di fecondazione eterologa contenuto in una legge analoga a quella italiana", aggiunge Baldini.

Con il trattato di Lisbona, la corte di Strasburgo è diventata organismo europeo e i paesi membri sono quindi tenuti ad adeguarsi alle sue decisioni, in quanto norme di diritto comunitario. La coppia si è rivolta ad un centro fiorentino per la fecondazione assistita che, ai sensi della legge 40, ha negato la fecondazione eterologa. A quel punto gli avvocati della coppia hanno fatto ricorso d'urgenza al Tribunale civile di Firenze chiedendo di imporre al centro l'esecuzione della fecondazione eterologa o di sollevare la questione di costituzionalità. Il Tribunale ha deciso di interpellare la Consulta.

La coppia fiorentina, affetta da sterilità, si era rivolta a un centro italiano per ricorrere alla fecondazione eterologa, cioè con l'utilizzo di gameti da un soggetto esterno alla coppia, ma il centro, sulla base dell'articolo 4 della legge 40, ha detto no. La coppia si è allora rivolta all'associazione Luca Coscioni e a 'Amica Cicogna', l'associazione della stessa Filomena Gallo, che insieme a un collegio legale ha assunto la loro difesa e ha fatto ricorso al tribunale di Firenze per un procedimento d'urgenza.

Il tribunale ha sollevato questione di illeggittimità costituzionale rinviando la legge 40 alla Consulta, perchè, spiega il legale, "l'articolo 4 lede i principi di uguaglianza e i diritti sanciti dalla Costituzione, e inoltre contraddice una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, che ha già condannato l'Austria proprio per il divieto della fecondazione eterologa, che contraddice i diritti fondamentali dell'uomo". Un divieto, sottolinea Gallo, "ingiustificato sia dal punto di vista etico che medico". Ora la Consulta, che già lo scorso anno ha giudicato incostituzionale l'obbligo di impianto contemporaneo di tutti gli embrioni prodotti, fino a tre, potrebbe dare una nuova spallata alla legge 40: "I giudici hanno tutti gli elementi per decidere - conclude l'avvocato - e speriamo che anche l'assurdo divieto di fecondazione eterologa venga cancellato".

Roccella: si vuole il ritorno al Far West.
"È ormai evidente che nei confronti della legge 40 c'è un'attacco di alcuni tribunali. Non su punti marginali ma puntando alla struttura della legge per smontarla. Si dica che si vuole tornare al Far West": è il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, ad affermarlo dopo avere appreso dell'ordinanza che porta la legge 40 sulla fecondazione assistista in Corte Costituzione nella parte che
riguarda l'eterologa. "Si vuole così colpire la volontà popolare perchè, tra l'altro, l'eterologa era uno dei punti sottoposti al voto referendario" ha detto Roccella.

sabato 2 ottobre 2010

KILL PILL 486: ALTRE DUE VITTIME

Morte altre due donne
a causa della Ru486

Ancora due donne morte dopo aver abortito con la Ru486: ce ne danno notizia tre esperti dei Cdc («Centres for Disease Control and Prevention») di Atlanta, nell’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica New England Journal of Medicine. I decessi sono per shock settico da «Clostridium sordellii», la fatale infezione che ha già ucciso sei donne finora, mentre per una settima lo shock era dovuto a un altro tipo di Clostridium, il «Perfringes». Tutte dopo aborto medico.

Dei due decessi il primo risale al 2008: una donna di 29 anni alla quinta settimana di gestazione. Cinque giorni dopo aver assunto la Ru486 si è ricoverata con tutti i sintomi della terribile infezione, tranne la febbre, e ventiquattr’ore dopo è morta, dopo l’estremo tentativo dei medici di salvarla con l’asportazione di utero, ovaie e tube di Falloppio. Questa donna soffriva di diabete, mentre l’altra era sana, aveva 21 anni ed era alla settima settimana di gravidanza. Ricoverata in ospedale una settimana dopo la somministrazione della Ru486, anche lei con i sintomi della sepsi ma non la febbre, è morta dopo un’agonia di altri cinque giorni.

Alle due donne non erano stati prescritti antibiotici, e la prostaglandina, il secondo farmaco abortivo che provoca le contrazioni uterine e favorisce l’espulsione, era stata somministrata per via vaginale.
Nell’articolo del New England Journal of Medicine vengono ricordate le raccomandazioni della più grande federazione americana di cliniche abortive, la Planned Parenthood Federation of America: la somministrazione del secondo farmaco boccale anziché vaginale, e sempre la profilassi antibiotica. Gli esperti però chiariscono che «rimane sconosciuta» l’efficacia di queste due indicazioni. In altre parole, non si sa quanto antibiotici e somministrazione orale possano effettivamente prevenire l’infezione letale.

È noto infatti che l’ultima donna morta dopo un aborto con Ru486, sempre per shock settico da Clostridium Sordellii, aveva preso la prostaglandina per bocca: la possibilità che sia la somministrazione vaginale del farmaco a scatenare l’infezione, quindi, è messa fortemente in discussione.

Che la Ru486 interferisca con il sistema immunitario è stata la prima ipotesi formulata da esperti del settore, ma in questi anni non ci sono state conferme né smentite. Il fatto poi che queste morti vengano scoperte solamente negli Stati Uniti si può spiegare solo con una maggiore trasparenza delle informazioni e, probabilmente, con una vigilanza specifica da parte delle autorità sanitarie americane. Nel maggio del 2006, infatti, ad Atlanta – proprio dopo le morti a seguito di aborto con la Ru486 – si è tenuto un convegno internazionale sulle infezioni da Clostridium promosso dalle più importanti istituzioni sanitarie americane, e da allora l’attenzione è rimasta elevata.
Lo stesso non si può dire per altri Paesi: ad esempio delle cinque morti inglesi dopo aborto con Ru486 – due nel 2008 – si è avuta notizia solo dopo che il nostro Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali ha fatto un’esplicita richiesta alla ditta che produce la pillola. La "libera" stampa inglese non vi ha dedicato neppure una riga.

Una triste contabilità, quindi, ci dice che dopo la somministrazione di Ru486 sono morte 19 donne che avevano abortito, e 12 persone che avevano preso il farmaco per "uso compassionevole", cioè al di fuori di protocolli stabiliti, per un totale di 31 vittime certificate sinora nel mondo. Vanno poi ricordate altre due donne morte dopo aborto farmacologico, per il quale però era stato somministrato solo il secondo farmaco, le prostaglandine.
Assuntina Morresi
fonte: www.avvenire.it

venerdì 1 ottobre 2010

FONDO NASKO: OGGI IL VIA!

MAI PIÙ ABORTI PER PROBLEMI DI SOLDI

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Sarà attivo a partire da domani, 1 ottobre, il Fondo Nasko, attraverso il quale Regione Lombardia mette a disposizione un assegno mensile di 250 euro (per un massimo di 18 mesi) alle donne che rinunciano ad una interruzione di gravidanza che sarebbe stata causata da problemi economici.

La nascita e l'avvio concreto dell'attività di questo Fondo risponde al traguardo ideale che ci siamo posti e cioè il fatto che nessuna donna dovrà più essere costretta ad abortire in Lombardia a causa dei problemi economici. Grazie anche a questo strumento vogliamo contribuire a eliminare qualunque ostacolo che renda difficoltoso fare una scelta a favore della vita.

Nasko ha una dotazione di 5 milioni di euro e prevede appunto la possibilità di garantire un contributo complessivo fino a 4.500 euro nell'arco di 18 mesi (suddivisi tra il periodo precedente il parto e quello successivo alla nascita del bambino). Concretamente, l'assegno sarà erogato direttamente alle donne che accetteranno e seguiranno un «progetto personalizzato» di aiuto realizzato tramite i Consultori familiari e i CAV (Centri di Aiuto alla Vita). Questo «progetto personalizzato» comprende una serie di interventi o servizi - erogati anche da altri soggetti pubblici o privati coinvolti nel progetto stesso - che il contributo regionale di 250 euro integra e completa.

Il Fondo viene gestito direttamente dalla Regione, attraverso una piattaforma web ad accesso riservato ai Consultori familiari e ai CAV iscritti negli elenchi regionali, che segnaleranno i nominativi delle donne beneficiarie del sostegno economico. Le beneficiarie riceveranno entro pochi giorni una carta prepagata messa a disposizione gratuitamente, grazie a un accordo di collaborazione con la Banca Popolare di Milano. Sulla carta sarà caricato mese per mese l'importo del contributo che le madri potranno spendere secondo le necessità concordate con il Consultorio o il CAV. 

fonte: pagina facebook di Roberto Formigoni