La kill-pill RU-486 comuncerà a girare (anche) tra gli ospedali italiani. Certamente in un paese in cui c'è un aborto ogni 4-5 nascite non se ne sentiva esattamente il bisogno, e c'è da sperare che l'illuminata agenzia del farmaco non si accorga dell'errore fatto solo quando comincerà a morire qualcuno.
Il Ministro Sacconi vuol vederci chiaro, e fa bene. Perchè è vero che le disposizioni sull'utilizzo della pillola diranno che bisogna passare in ospedale tutto il tempo che intercorre tra l'assunzione della prima dose di veleno e l'espulsione dell'embrione, ma è altrettanto vero che chiunque, se lo vuole, può lasciare l'ospedale. Anche 5 minuti dopo un'operazione a cuore aperto (ammesso che sia in grado di firmare), quindi figurarsi 5 minuti dopo aver assunto quella che, per la mentalità collettiva, non sarà la kill-pill ma semplicemente un anti-concezionale di super-emergenza.
Perchè mai qualcuno dovrebbe sentorsi obbligato a passare tre giorni della sua vita in un ospedale per "una pillolina che tra l'altro è una conquista delle donne"? Il tutto con buona pace di quanti, al tempo dell'approvazione della legge 194/78, sostennero che serviva per evitare che il dramma dell'aborto restasse chiuso nel privato.
E con buona pace della stessa legge 194, ormai stirata oltre ogni logica nella sua parte permissiva e nascosta nella sua parte preventiva.
Al di là di queste piccole considerazioni, c'è un aspetto di tutta questa vicenda che forse è ancora più sconvolgente e che certo rivela la "cultura della morte" sottesa all'introduzione della kill-pill.
Quest'ultima, a detta di molti, sarebbe infatti un farmaco, una medicina.
Peccato che il farmaco sia qualcosa che ha lo scopo di curare una malattia o, almeno, di lenire le conseguenze di quest'ultima. La domanda allora é: se la Ru-486 è un farmaco, quale sarebbe la malattia da curare con le famigerate pillole?
La risposta è semplice e tragica al tempo stesso, così fredda nella sua tagliente banalità. La malattia è la gravidanza.
Quella che prima (cioè per quei millenni intercorsi dall'avvento dell'uomo sulla terra al 1968) era una benedizione perchè portava una nuova vita. Quella che poi è diventata argomento di "scelta" (come se si potesse scegliere su una vita che già c'è...), ora è addirittura "malattia".
E' una cosa brutta, da evitare e da eliminare a tutti i costi. Quasi un tumore...
E' il buio tetro della morte che raggiunge l'apice della sua oscurità. E' la negazione più totale ed assoluta di qualsisasi valore della vita umana. Quell'esserino che cresce nel ventre della madre non è una benedizione e nemmeno l'oggetto di una possibile scelta (che contemplerebbe, almeno, la possibilità di una scelta in senso positivo), ma solo una malattia da estirpare. Anzi, da "curare" con la Ru-486.
E intanto la popolazione invecchia, abbiamo bisogno degli immigrati ma poi non vogliamo i problemi di integrazione che questi portano, mentre la pensione diventa ogni anno un miraggio più lontano. Soprattutto per noi, "sopravvissuti" alla 194.
Una società che considera la gravidanza una malattia è una società ben avviata sulla via di un inersorabile tramonto. Perchè i figli magari costano e danno problemi, ma nessuno di noi è eterno.
Speriamo solo di capire in tempo che forse è ora di cambiare rotta. Speriamo solo che quando apriremo gli occhi e ci sveglieremo in una società vecchia e senza futuro non sarà ormai troppo tardi.
E per favore, in nome di quel pizzico di dignità che la lingua italiana ancora oggi conserva... non chiamiamo "farmaco" un veleno.
FT
Il blog del Movimento per la Vita dell' Università Cattolica di Milano. La dignità della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. Notizie, informazione, attività, discussione
domenica 16 agosto 2009
domenica 19 aprile 2009
LA LEGGE SUL FINE VITA
FEDERVITA LOMBARDIA
MOVIMENTO PER LA VITA – UCSC
Vi invitano alla conferenza
LA LEGGE
SUL FINE VITA:
CONSEGUENZE E PROSPETTIVE
Interverranno:
· Sen. Emanuela Baio (PD)
· Sen. Fabio Rizzi (Lega Nord)
LUNEDI’ 27 APRILE 2009
ORE 17.00 AULA G. 003 BAUSOLA
UNIVERSITA’ CATTOLICA DEL SACRO CUORE
LARGO GEMELLI 1, MILANO
PER INFORMAZIONI: movitmilano@gmail.com
Federico – 333 3698304 Camilla – 329 8662123
MOVIMENTO PER LA VITA – UCSC
Vi invitano alla conferenza
LA LEGGE
SUL FINE VITA:
CONSEGUENZE E PROSPETTIVE
Interverranno:
· Sen. Emanuela Baio (PD)
· Sen. Fabio Rizzi (Lega Nord)
LUNEDI’ 27 APRILE 2009
ORE 17.00 AULA G. 003 BAUSOLA
UNIVERSITA’ CATTOLICA DEL SACRO CUORE
LARGO GEMELLI 1, MILANO
PER INFORMAZIONI: movitmilano@gmail.com
Federico – 333 3698304 Camilla – 329 8662123
giovedì 9 aprile 2009
DONNA E LIBERTA'
FEDERVITA LOMBARDIA - CAV BRESCIA & CAPRIOLO -
AMCI BRESCIA – AMICI DELLE DONNE-ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO S. ELISABETTA-UFFICIO DIOC. PASTORALE DELLA SALUTE BRESCIA- SNAMID sez. Brescia
PRESENTANO
DONNA E LIBERTÀ. LE CONSEGUENZE PSICHICHE DELL’ABORTO
Corso di Aggiornamento
Brescia 8-9 maggio 2009
Sala Polifunzionale dell’Università Cattolica S.C. – Via Trieste, 17*
Coordinatori: Dr. Dario Casadei, Prof.ssa Elena Vergani
E’ stato chiesto accreditamento per: medici, psicologi e infermieri
E’ corso di aggiornamento per gli insegnanti di religione
VENERDÌ 8 MAGGIO
ore 14,30 accoglienza
ore 15.00
Apertura dei lavori: Prof. Massimo Gandolfini, Prof.ssa Elena Vergani, Dott.ssa Elisabetta Pittino
Saluti delle Autorità:
Dott. Luigi Morgano, Direttore Università Cattolica Sacro Cuore - sede di Brescia
On. Carlo Casini, Presidente Movimento per la Vita Italiano
Avv. Giorgio Maione, Assessore
Don Maurizio Funazzi, Direttore Ufficio Pastorale Salute- Diocesi di Brescia
Dott. Paolo Picco, Presidente Federvita Lombardia
Signora Erika Palazzi Vitale, Presidente Progetto Gemma
Gianmarco Quadrini, segretario provinciale UDC Brescia
ore 15,30 Il convitato di pietra: la sindrome post-aborto
Tonino Cantelmi - Prof. Ordinario di Psicologia, Università Regina Apostolorum - Roma
16,30 dibattito
ore 17.00 Maternità e gravidanza sotto il profilo psicodinamico
Dario Casadei - Psicologo, psicoterapeuta Dirigente Presidio Ospedaliero Mirano - Venezia
*Si precisa che la lezione di venerdì sera 85.09 ore 20,45 della Dott.ssa Foà si svolgerà presso la Sala Piamarta Recaldini via S. Faustino n. 74- Brescia.
ore 18.00 La relazione madre-figlio e padre-figlio in gravidanza
Gino Soldera – Psicologo, psicoterapeuta prenatale – Presidente ANPEP- Treviso
19,00 dibattito
Sera c/o Sala Piamarta Recaldini via S. Faustino n. 74- Brescia
ore 20,45 Dalla disperazione alla speranza. Casi clinici.
Benedetta Foà - psicologa junior/consulente familiare per il sostegno e l’ “Elaborazione del Lutto” per donne che hanno perso un figlio in gravidanza – Mangiagalli Milano
Interviene Stefano Conter, Cantautore
SABATO 9 MAGGIO
Mattino
ore 9.00 Le conseguenze psichiche dell’aborto: nella madre, nel padre, nei figli
Dario Casadei - Psicologo, psicoterapeuta - Dirigente Presidio Osped. Mirano- Venezia - Università di Udine
ore 10.00 Conseguenze psichiche dell’aborto nelle minorenni
Maria Pia Buracchini – Psicologa, esperta in sessuologia – Roma
ore 10,45 dibattito
ore 11,10 pausa
ore 11,20 La dimensione spirituale del post-aborto: la riconciliazione
P. Massimiliano Michielan – Docente di Psicologia dello Sviluppo Morale – Pontificia Università Antonianum - Roma
ore 12,20 dibattito
ore 12,45 pausa
Pomeriggio
ore 14,00 Il medico di famiglia e la sindrome post aborto: esperienze personali e casi clinici
Gabriele Zanola –Medico di Famiglia- Specialista in psichiatria e psicoterapia - Brescia
ore 14,20 La sindrome post aborto in medicina generale: aspetti teorici e pratici
Giorgio Cavallari – Medico di Famiglia- Vice- coord. Prov. SNAMID - Brescia
ore 14,40 dibattito
ore 15.00 Il figlio abortito: l’ “assenza” presente nella domanda di cura
Cinzia Baccaglini - Psicologa, psicoterapeuta della famiglia - Ravenna
ore 16 dibattito
ore 16,15 pausa
ore 16,30 Legge 194, consenso informato, libertà di scelta
Arturo Buongiovanni – Avvocato, perito in bioetica – Cassino
ore 17,30 La persona madre
Elena Vergani - Psichiatra – già Primario SPDC – Ospedale Molinette - Torino
ore 18,30 Questionario di Valutazione e considerazioni finali
Elena Vergani - Psichiatra – già Primario SPDC – Ospedale Molinette - Torino
Comitato scientifico ed organizzativo: Dr. Dario Casadei, Prof. Massimo Gandolfini, Dr. Piergiacomo Mantelli, Prof. ssa Elena Vergani, Dott. Paolo Gobbini, Dott.ssa Elisabetta Pittino, Dott. Stefano Savoldi, Caterina Pellizzari, Pietro Varesi
Patrocini: Comune di Brescia - Assessorato ai Servizi Sociali e alle Politiche per la Famiglia, Provincia di Brescia - Associazionismo e Volontariato, Regione Lombardia
Grafica: Dott.ssa Anna Feraboli
Informazioni: 3208862148, 3771367356, 3337903171
Iscrizioni entro il 1 maggio 2009: inviare scheda di iscrizione via email, via fax o via posta a donnaeliberta@libero.it, CAV Brescia fax 03044512, vic. S. Clemente n. 25-25121 Brescia.
Il corso è parte del progetto "Donne libere di non abortire, libere di essere madri" nell’ambito del bando della Regione Lombardia “Fare rete e dare tutela e sostegno alla maternità”.
AMCI BRESCIA – AMICI DELLE DONNE-ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO S. ELISABETTA-UFFICIO DIOC. PASTORALE DELLA SALUTE BRESCIA- SNAMID sez. Brescia
PRESENTANO
DONNA E LIBERTÀ. LE CONSEGUENZE PSICHICHE DELL’ABORTO
Corso di Aggiornamento
Brescia 8-9 maggio 2009
Sala Polifunzionale dell’Università Cattolica S.C. – Via Trieste, 17*
Coordinatori: Dr. Dario Casadei, Prof.ssa Elena Vergani
E’ stato chiesto accreditamento per: medici, psicologi e infermieri
E’ corso di aggiornamento per gli insegnanti di religione
VENERDÌ 8 MAGGIO
ore 14,30 accoglienza
ore 15.00
Apertura dei lavori: Prof. Massimo Gandolfini, Prof.ssa Elena Vergani, Dott.ssa Elisabetta Pittino
Saluti delle Autorità:
Dott. Luigi Morgano, Direttore Università Cattolica Sacro Cuore - sede di Brescia
On. Carlo Casini, Presidente Movimento per la Vita Italiano
Avv. Giorgio Maione, Assessore
Don Maurizio Funazzi, Direttore Ufficio Pastorale Salute- Diocesi di Brescia
Dott. Paolo Picco, Presidente Federvita Lombardia
Signora Erika Palazzi Vitale, Presidente Progetto Gemma
Gianmarco Quadrini, segretario provinciale UDC Brescia
ore 15,30 Il convitato di pietra: la sindrome post-aborto
Tonino Cantelmi - Prof. Ordinario di Psicologia, Università Regina Apostolorum - Roma
16,30 dibattito
ore 17.00 Maternità e gravidanza sotto il profilo psicodinamico
Dario Casadei - Psicologo, psicoterapeuta Dirigente Presidio Ospedaliero Mirano - Venezia
*Si precisa che la lezione di venerdì sera 85.09 ore 20,45 della Dott.ssa Foà si svolgerà presso la Sala Piamarta Recaldini via S. Faustino n. 74- Brescia.
ore 18.00 La relazione madre-figlio e padre-figlio in gravidanza
Gino Soldera – Psicologo, psicoterapeuta prenatale – Presidente ANPEP- Treviso
19,00 dibattito
Sera c/o Sala Piamarta Recaldini via S. Faustino n. 74- Brescia
ore 20,45 Dalla disperazione alla speranza. Casi clinici.
Benedetta Foà - psicologa junior/consulente familiare per il sostegno e l’ “Elaborazione del Lutto” per donne che hanno perso un figlio in gravidanza – Mangiagalli Milano
Interviene Stefano Conter, Cantautore
SABATO 9 MAGGIO
Mattino
ore 9.00 Le conseguenze psichiche dell’aborto: nella madre, nel padre, nei figli
Dario Casadei - Psicologo, psicoterapeuta - Dirigente Presidio Osped. Mirano- Venezia - Università di Udine
ore 10.00 Conseguenze psichiche dell’aborto nelle minorenni
Maria Pia Buracchini – Psicologa, esperta in sessuologia – Roma
ore 10,45 dibattito
ore 11,10 pausa
ore 11,20 La dimensione spirituale del post-aborto: la riconciliazione
P. Massimiliano Michielan – Docente di Psicologia dello Sviluppo Morale – Pontificia Università Antonianum - Roma
ore 12,20 dibattito
ore 12,45 pausa
Pomeriggio
ore 14,00 Il medico di famiglia e la sindrome post aborto: esperienze personali e casi clinici
Gabriele Zanola –Medico di Famiglia- Specialista in psichiatria e psicoterapia - Brescia
ore 14,20 La sindrome post aborto in medicina generale: aspetti teorici e pratici
Giorgio Cavallari – Medico di Famiglia- Vice- coord. Prov. SNAMID - Brescia
ore 14,40 dibattito
ore 15.00 Il figlio abortito: l’ “assenza” presente nella domanda di cura
Cinzia Baccaglini - Psicologa, psicoterapeuta della famiglia - Ravenna
ore 16 dibattito
ore 16,15 pausa
ore 16,30 Legge 194, consenso informato, libertà di scelta
Arturo Buongiovanni – Avvocato, perito in bioetica – Cassino
ore 17,30 La persona madre
Elena Vergani - Psichiatra – già Primario SPDC – Ospedale Molinette - Torino
ore 18,30 Questionario di Valutazione e considerazioni finali
Elena Vergani - Psichiatra – già Primario SPDC – Ospedale Molinette - Torino
Comitato scientifico ed organizzativo: Dr. Dario Casadei, Prof. Massimo Gandolfini, Dr. Piergiacomo Mantelli, Prof. ssa Elena Vergani, Dott. Paolo Gobbini, Dott.ssa Elisabetta Pittino, Dott. Stefano Savoldi, Caterina Pellizzari, Pietro Varesi
Patrocini: Comune di Brescia - Assessorato ai Servizi Sociali e alle Politiche per la Famiglia, Provincia di Brescia - Associazionismo e Volontariato, Regione Lombardia
Grafica: Dott.ssa Anna Feraboli
Informazioni: 3208862148, 3771367356, 3337903171
Iscrizioni entro il 1 maggio 2009: inviare scheda di iscrizione via email, via fax o via posta a donnaeliberta@libero.it, CAV Brescia fax 03044512, vic. S. Clemente n. 25-25121 Brescia.
Il corso è parte del progetto "Donne libere di non abortire, libere di essere madri" nell’ambito del bando della Regione Lombardia “Fare rete e dare tutela e sostegno alla maternità”.
venerdì 27 marzo 2009
LONDRA PUBBLICIZZA L'ABORTO
Proporre l'aborto (ovverosia, ricordiamolo, la soppressione di quella che è una vita umana a tutti gli effetti!!!) come soluzione di un evidentissimo problema sociale che riguarda i giovani e giovanissimi inglesi è semplicemente un tentativo di pulirsi la coscienza e girarsi, in tutta tranquillità, dall'altra parte.
Fate quello che volete, basta che poi abortite. E' questo lo sconvolgente messaggio che il governo di Sua Maestà sta facendo passare tra i più giovani. Fate quel che voltete, certo. E poi si stupiscono se alcol e droga sono una cosa normale ad età sempre più basse.
Il tentativo di diffondere l'aborto (più di quanto non sia già diffuso...) è soltanto l'ennesimo passo del ribaltamento di qualsiasi valore per lasciare spazio pieno ed assoluto ad una presunta libertà che, intesa come "faccio quello che mi pare", diventa annichilimento di sè stessi e degli altri.
L'ideologa ultralibertaria (stile marchese de Sade, per intenderci) dice che fare sesso quando, come e dove si vuole è solo un divertimento, slegando la libertà dell'atto sessuale dalla responsabilità verso il partner (una botta e via...) e verso la vita che inizia. Dice anche che drogarsi si può, e anche bere, se tutto questo aumenta il piacere personale, anche solo per una notte.
Poi, quando alla mattina ci si sveglia accorgendosi del nulla cosmico in cui si è finiti, del nulla cosmico in cui necessariamente finsice un mondo che sceglie di fare del "me stesso medesimo" il supremo giudice del bene e del male, negando qualsiasi orizzonte superiore, negando qualsiasi speranza, ecco a questo punto per riempire il vuoto ed il bisogno di qualcosa di più che il me stesso medesimo non riesce a soddisfare di nuovo sotto con l'alcol, la droga e il sesso. In un circolo vizioso che la pubblicità dell'aborto potrà solo aggravare.
Finchè non inizieranno a fare cultura della vita, ad insegnare il rispetto per sè stessi e per gli altri, a spiegare che forse c'è altro diverso dal "me stesso medesimo supremo giudice del bene e del male", a far capire che si può dare un senso alla vita anche senza passare dallo "sballo assoluto", l'Inghilterra (ed i tanti apesi europei che seguono il suo esempio) continuerà a precipitare nel circolo vizioso del nulla, nel completo annichilimento di ogni valore e, alla fine, della stessa società.
FT
Fate quello che volete, basta che poi abortite. E' questo lo sconvolgente messaggio che il governo di Sua Maestà sta facendo passare tra i più giovani. Fate quel che voltete, certo. E poi si stupiscono se alcol e droga sono una cosa normale ad età sempre più basse.
Il tentativo di diffondere l'aborto (più di quanto non sia già diffuso...) è soltanto l'ennesimo passo del ribaltamento di qualsiasi valore per lasciare spazio pieno ed assoluto ad una presunta libertà che, intesa come "faccio quello che mi pare", diventa annichilimento di sè stessi e degli altri.
L'ideologa ultralibertaria (stile marchese de Sade, per intenderci) dice che fare sesso quando, come e dove si vuole è solo un divertimento, slegando la libertà dell'atto sessuale dalla responsabilità verso il partner (una botta e via...) e verso la vita che inizia. Dice anche che drogarsi si può, e anche bere, se tutto questo aumenta il piacere personale, anche solo per una notte.
Poi, quando alla mattina ci si sveglia accorgendosi del nulla cosmico in cui si è finiti, del nulla cosmico in cui necessariamente finsice un mondo che sceglie di fare del "me stesso medesimo" il supremo giudice del bene e del male, negando qualsiasi orizzonte superiore, negando qualsiasi speranza, ecco a questo punto per riempire il vuoto ed il bisogno di qualcosa di più che il me stesso medesimo non riesce a soddisfare di nuovo sotto con l'alcol, la droga e il sesso. In un circolo vizioso che la pubblicità dell'aborto potrà solo aggravare.
Finchè non inizieranno a fare cultura della vita, ad insegnare il rispetto per sè stessi e per gli altri, a spiegare che forse c'è altro diverso dal "me stesso medesimo supremo giudice del bene e del male", a far capire che si può dare un senso alla vita anche senza passare dallo "sballo assoluto", l'Inghilterra (ed i tanti apesi europei che seguono il suo esempio) continuerà a precipitare nel circolo vizioso del nulla, nel completo annichilimento di ogni valore e, alla fine, della stessa società.
FT
giovedì 26 febbraio 2009
ANCHE IL MOVIT ALLA MARCIA PER LA VITA!
Nella folla che il 25 gennaio a Parigi ha partecipato con entusiasmo alla Marcia per la vita, ben visibili erano le bandiere del Movimento per la Vita italiano: una compatta e colorata delegazione, Movit incluso, ha risposto all’invito del collettivo dei movimenti pro-life francesi “En Marche pour la vie”, per la quinta edizione di un’importante manifestazione che ha catalizzato migliaia di persone allo slogan “Francia, con l'Europa, difendi la vita!”
Gruppi giunti da vari Paesi (Austria, Belgio, Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Olanda, Polonia, Regno Unito, Romania, Slovacchia Svizzera, Spagna, Ungheria) si sono ritrovati in Place de la République, sotto il monumento che onora la libertà, l’uguaglianza e la fraternità, nell’anno in cui ricorre il sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo: solo belle parole, se il diritto a goderne di fatto non è esteso a tutti, compresi i più deboli e indifesi.
Proprio per loro si è marciato, si è gridato a gran voce e scritto a chiare lettere sui cartelli: contro aborto ed eutanasia, per il riconoscimento della dignità di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale, per chiedere leggi a sostegno della vita e della famiglia.
Il corteo si è concluso in Place de la Bastille; in mezzo, l’occasione di incontrare sorrisi di ogni età: quelli timidi e gentili dei cinque figli sotto i cinque anni di una coraggiosa coppia francese; quello composto di un distinto signore che appoggiando i suoi 95 anni a due bastoni avanzava in testa al corteo; quello aperto e fiero di un ragazzino con la sindrome di Down, orgogliosissimo di innalzare il suo cartello. Tutti per testimoniare con la semplice presenza il valore di ogni vita.
Chiara Ferla Lodigiani
Gruppi giunti da vari Paesi (Austria, Belgio, Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Olanda, Polonia, Regno Unito, Romania, Slovacchia Svizzera, Spagna, Ungheria) si sono ritrovati in Place de la République, sotto il monumento che onora la libertà, l’uguaglianza e la fraternità, nell’anno in cui ricorre il sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo: solo belle parole, se il diritto a goderne di fatto non è esteso a tutti, compresi i più deboli e indifesi.
Proprio per loro si è marciato, si è gridato a gran voce e scritto a chiare lettere sui cartelli: contro aborto ed eutanasia, per il riconoscimento della dignità di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale, per chiedere leggi a sostegno della vita e della famiglia.
Il corteo si è concluso in Place de la Bastille; in mezzo, l’occasione di incontrare sorrisi di ogni età: quelli timidi e gentili dei cinque figli sotto i cinque anni di una coraggiosa coppia francese; quello composto di un distinto signore che appoggiando i suoi 95 anni a due bastoni avanzava in testa al corteo; quello aperto e fiero di un ragazzino con la sindrome di Down, orgogliosissimo di innalzare il suo cartello. Tutti per testimoniare con la semplice presenza il valore di ogni vita.
Chiara Ferla Lodigiani
venerdì 13 febbraio 2009
DIGNITA' DELLA VITA O VITA DEGNA?
“Con Eluana io avevo fatto un patto e l’ho rispettato. Ho rispettato e onorato la parola che avevo dato a mia figlia”. Così ha ribadito ancora una volta in questi giorni il signor Beppino Englaro, il padre di Eluana. Un incredibile patto di morte, senza testimoni, senza firme, un patto di sangue e onore, come nelle più cupe tragedie pagane. Un patto faustiano tra un’adolescente che, forse, si lascia sfuggire qualche battuta sull’inopportunità di vivere da invalidi, e un padre pronto a cogliere in quelle frasi di diciassettenne una volontà testamentaria.
La sentenza quindi si è basata su presunte e non verificabili affermazioni fatte da Eluana 17 anni fa: provate voi ad andare dal notaio dicendo che un parente un giorno vi aveva promesso in eredità ad esempio un immobile…Sembra tutto assurdo, eppure è proprio a causa di questo “patto segreto” che Eluana è morta, per fame e sete. Una situazione in cui si fa passare per morte “naturale” la morte per sete e per mancanza di nutrimento, che è tutto fuorché “naturale”.
Anzitutto è necessario fare chiarezza sulla situazione di Eluana, spesso riportata dai media in maniera errata: la ragazza ha trascorsa 17 anni in stato vegetativo per una cerebropatia grave causata da un incidente stradale, sottoposta ad alimentazione e idratazione (nei primi due anni di coma riusciva a deglutire frullati o yogurt poi invece deglutiva solo saliva, perciò era necessario un sondino naso gastrico per essere alimentata), la ragazza non era attaccata a nessuna spina, respirava autonomamente, si svegliava ogni mattina e seguiva il ciclo della giornata, la sera si addormentava, alcune sue funzioni organiche tipicamente femminili erano riprese da circa un anno e mezzo. Potremmo oggettivamente dire che Eluana si trovava in una situazione di estrema disabilità.
Alcuni sostengono che alimentazione e idratazione siano atti terapeutici. Non è così. In Francia e Germania sono un atto dovuto per legge. In Italia la legge la sta facendo il Tribunale di Milano e non il Parlamento e contrasta con quanto deciso dalla Commissione nazionale di Bioetica. Dovrebbe essere la vita, e non la morte, l’orizzonte nel quale si dovrebbe collocare il diritto; Eluana era come un neonato: se gli togli il latte muore perché non è in grado di alimentarsi da solo. Come si può dire che la nutrizione è un atto di cura?
C'è chi crede che la battaglia per Eluana sia circoscritta al caso Eluana, che si apra e si chiuda con il suo caso, o casi analoghi, e basta. In verità a chi solo minimamente osservi il panorama culturale pro eutanasia in Italia e nel mondo, non sfugge come le cose non stiano così.
Quanti malati gravi può riguardare? E se vale per Eluana perché non per i circa 2500 pazienti in stato vegetativo presenti in Italia? E se vale per chi è in coma perché non per un disabile psichico, incapace di intendere e di volere? Chi stabilisce qual è la vita che vale la pena di essere vissuta e quale invece può essere interrotta? Un giudice? E in base a quali codici?
Lo Stato deve limitarsi a riconoscere la Vita in quanto tale, non può e non deve misurare la dignità della vita come se ci fossero dei livelli di vita "diversi". E' la Vita che fonda la dignità e non il contrario.
Giovanni Pevarello
La sentenza quindi si è basata su presunte e non verificabili affermazioni fatte da Eluana 17 anni fa: provate voi ad andare dal notaio dicendo che un parente un giorno vi aveva promesso in eredità ad esempio un immobile…Sembra tutto assurdo, eppure è proprio a causa di questo “patto segreto” che Eluana è morta, per fame e sete. Una situazione in cui si fa passare per morte “naturale” la morte per sete e per mancanza di nutrimento, che è tutto fuorché “naturale”.
Anzitutto è necessario fare chiarezza sulla situazione di Eluana, spesso riportata dai media in maniera errata: la ragazza ha trascorsa 17 anni in stato vegetativo per una cerebropatia grave causata da un incidente stradale, sottoposta ad alimentazione e idratazione (nei primi due anni di coma riusciva a deglutire frullati o yogurt poi invece deglutiva solo saliva, perciò era necessario un sondino naso gastrico per essere alimentata), la ragazza non era attaccata a nessuna spina, respirava autonomamente, si svegliava ogni mattina e seguiva il ciclo della giornata, la sera si addormentava, alcune sue funzioni organiche tipicamente femminili erano riprese da circa un anno e mezzo. Potremmo oggettivamente dire che Eluana si trovava in una situazione di estrema disabilità.
Alcuni sostengono che alimentazione e idratazione siano atti terapeutici. Non è così. In Francia e Germania sono un atto dovuto per legge. In Italia la legge la sta facendo il Tribunale di Milano e non il Parlamento e contrasta con quanto deciso dalla Commissione nazionale di Bioetica. Dovrebbe essere la vita, e non la morte, l’orizzonte nel quale si dovrebbe collocare il diritto; Eluana era come un neonato: se gli togli il latte muore perché non è in grado di alimentarsi da solo. Come si può dire che la nutrizione è un atto di cura?
C'è chi crede che la battaglia per Eluana sia circoscritta al caso Eluana, che si apra e si chiuda con il suo caso, o casi analoghi, e basta. In verità a chi solo minimamente osservi il panorama culturale pro eutanasia in Italia e nel mondo, non sfugge come le cose non stiano così.
Quanti malati gravi può riguardare? E se vale per Eluana perché non per i circa 2500 pazienti in stato vegetativo presenti in Italia? E se vale per chi è in coma perché non per un disabile psichico, incapace di intendere e di volere? Chi stabilisce qual è la vita che vale la pena di essere vissuta e quale invece può essere interrotta? Un giudice? E in base a quali codici?
Lo Stato deve limitarsi a riconoscere la Vita in quanto tale, non può e non deve misurare la dignità della vita come se ci fossero dei livelli di vita "diversi". E' la Vita che fonda la dignità e non il contrario.
Giovanni Pevarello
domenica 8 febbraio 2009
APPELLO A NAPOLITANO!!!
Signor Presidente, la tragica fine che si prospetta per Eluana Englaro non lascia indifferente
la coscienza civile dell’Italia.
Eluana è portata a morte senza che sia stata accertata in maniera incontrovertibile la sua
volontà, né l’irreversibilità del suo stato vegetativo.
Eluana rischia dunque di morire sulla base di una volontà solo presunta, e sarebbe l’unica
persona a subire una tale sorte, poiché nessuna delle leggi sul fine-vita in discussione in
Parlamento permetterà più questo obbrobrio.
Signor Presidente, Le chiediamo fermamente di non permettere questa tragedia, che sarebbe
un insulto sanguinoso alla storia, alla cultura, all’identità stessa del nostro Paese, convinti
come siamo che nessuno deve essere costretto a morire per un formalismo giuridico.
Le chiediamo un intervento perché – di concerto con il Governo – sia data una moratoria alla
sospensione dell’alimentazione e idratazione cui è sottoposta Eluana, in attesa che il
Parlamento – nelle cui fila si è già appalesata un’ampia maggioranza in sintonia con la
maggioranza che vi è nel Paese – possa pronunciarsi su un’adeguata legge.
Siamo certi che Ella non rimarrà insensibile al nostro appello.
I primi firmatari sono Roberto Formigoni, Giancarlo Cesana, Francesco Cossiga, Vittorio Feltri,
Mario Giordano, Dino Boffo, Luigi Amicone, Giuliano Ferrara e i parlamentari Maurizio Gasparri,
Gaetano Quagliariello, Rocco Bottiglione (Udc), Paola Binetti (Pd), Guglielmo Vaccaro (Pd),
Renato Pozzetto, Mario Melazzini, Carlo Casini, Giampiero Cantoni.
ADERISCI ANCHE TU!!!
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