lunedì 5 marzo 2007

Commercio embrioni

Si superano confini finora soltanto impensabili.
Sul commercio di embrioni umani un clima di sostanziale resa
Carlo Cardia

fonte: Avvenire 28.02.07

Un clima di assuefazione, e di sostanziale resa a nuovi poteri, si va estendendo attorno ai temi della genetica, con il superamento di confini soltanto ieri impensabile. Dalla Gran Bretagna giunge notizia che la possibilità di alienare ovuli dietro contropartita in denaro è vicina a realizzarsi. E giunge notizia di un disegno di legge che autorizzerebbe la manipolazione genetica degli embrioni umani, per il momento a fini di sperimentazione, più avanti a scopi riproduttivi. Ciò che colpisce, diciamo pure sconvolge, non è soltanto la gravità delle prospettive che si aprono con l'abbattimento di questi confini, ma il silenzio con il quale le notizie sono accolte in parte della comunità scientifica, in tanti ambienti culturali, a cominciare dai nostri. Stanno venendo meno le ultime barriere sulle quali pure tutti sembravano d'accordo sin dall'inizio delle discussioni in materia di bioetica: il rifiuto del profitto nelle disponibilità genetiche, la condanna di principio della manipolazione su embrioni umani per migliorare la specie. Soltanto qualche anno addietro un autore di bioetica come Jean-Yves Goffi rimproverava agli antirelativisti di difendere ad oltranza determinati principi per paura della "china fatale". La china fatale consisterebbe nel fatto che, accettando alcuni compromessi, inevitabilmente si giungerebbe poi ad abusi spaventosi da evitare comunque. Dalle unioni civili si passerebbe al matrimonio e alla adozione per coppie omosessuali. Dall'eutanasia moderata si passerebbe al suicidio assistito. Dalla fecondazione artificiale si passerebbe alla manipolazione degli embrioni. Goffi negava che si sarebbe giunti a tanto. Oggi egli si trova nella scomoda posizione di chi è smentito clamorosamente dai fatti in tempo quasi reale: in pochi anni, in alcuni paesi, si è percorsa tutta la china fatale che era possibile percorrere; oggi si superano quelle colonne d'ercole che si ritenevano insuperabili. Ma in una condizione preoccupante e grave ci troviamo tutti noi, si trovano le società occidentali che assistono inerti ad un declino etico che non si arresta più. La logica del profitto, oggi per qualche centinaia di euro domani per molto di più, riduce la persona nella sua individualità più intima a merce e apre le porte a nuove forme, solo velate, di servitù degli esseri umani, della donna in particolare. La manipolazione degli embrioni, pur formalmente inibita dalla normativa europea, sarà applicata prima per qualche lieve ritocco, il colore dei capelli o degli occhi di cui parla la letteratura specializzata. Poi, come già ha annunciato dalla stampa, per avere un figlio sempre più sano, forte, intelligente. Con un senso di superiorità verso gli altri, verso coloro che sono soltanto esseri normali, con le loro debolezze e i loro limiti. Chi non è neanche normale verrà emarginato e rifiutato. Quasi la prefigurazione di una selezione della specie per i più ricchi, e per i più cinici. Nel frattempo, la coscienza si assopisce, si stemperano i valori che la ispirano e la arricchiscono, si accetta tutto ciò che la tecnica realizza giorno dopo giorno, si perde il senso di sé e della preziosità della vita. È la fine non soltanto delle concezioni religiose e trascendenti, ma di quell'umanesimo che pure ha animato e sorretto tante cose buone della modernità. Sta qui, forse, il problema vero della nostra epoca. Nell'accettare la realtà materiale e i suoi sviluppi come padrona nostra e della nostra coscienza. E nell'ascoltare quasi indifferenti le voci che si richiamano ai valori più alti, come fossero voci tra le altre voci, senza che esista più un metro di giudizio, un criterio di valutazione, una vera possibilità di scelta. C'è, invece, un'alternativa capace di smuovere il clima d'inerzia nel quale siamo immersi e di suscitare l'impegno di uomini e donne. È quella, come altre volte nella storia, di tornare a mettere al centro delle scelte culturali, di quelle legislative, la persona nella sua unicità e irripetibilità e di sostenere l a vita in tutte le sue manifestazioni come qualcosa di prezioso e di insostituibile. Si tratta di una alternativa che supera la contingenza e la quotidianità ma chiama in causa la religione, la cultura, la politica, perché riguarda tutti e investe il futuro della modernità.

Gabriele Piccirillo

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Oggi più che mai, anche grazie a questo articolo, ci rendiamo conto che c'è bisogno di un nuovo umanesimo integrale e solidale; ognuno di noi può e deve fare la sua piccola parte.
by Gio

Anonimo ha detto...

è proprio vero che, ai giorni nostri, ci stiamo abituando a chiamare progresso scientifico ciò che uccide l'uomo nel suo valore più profondo ed insostituibile...la VITA!! senza stupirci e ribellarci a questi attaccati aperti e frontali all'essere umano...a ciascuno di noi!! facciamo sentire la nostra voce, forte e chiara, per dire no alla manipolazione genetica degli embrioni umani e a tutto ciò che si oppone alla vita, intesa dal suo concepimento sino alla morte naturale!!

Anonimo ha detto...

l'uomo invincibile, l'uomo perfetto, l'uomo che crea e distrugge, l'uomo che come Ercole vuole arrivare sempre più in là, non importa quante vite si deve lasciare indietro. l'uomo che si crede Dio nei confronti di questo minuscolo agglomerato di cellule. l'uomo che pietosamente uccide chi pensa che non potrebbe mai essere felice...(perchè mai dargli una possibilità in fondo?)


mi sorge spontanea una domanda nei confronti di tutti coloro che pensano che una vita sia più degna di un'altra.

e se scoprissi che tuo figlio, bello, sano, (certo, lo hai scelto proprio tu con quegli occhi, quei capelli, quella corporatura...) avesse un piccolo difetto di fabbricazione, e, per sfortuna, fosse...autistico? o psichiatrico?
o si ammalasse a pochi anni di vita di distrofia muscolare?
oppure fosse costretto su una sedia a rotelle per tutta la vita
a causa di un'incidente?


ah, già, dimenticavo... per questo c'è sempre l'eutanasia...


cami