lunedì 12 marzo 2007

FIN DOVE ARRIVEREMO?


Il caso del bimbo di Firenze, abortito al sesto mese per il sospetto rischio di una malformazione improbabile rivelato da analisi imprecise ha occupato le prime pagine dei giornali, ma ce ne dimenticheremo presto. Il muro di omertà che non vuol chiamare la morte con il suo nome, e che in questi giorni ha mostrato qualche crepa, si riconsoliderà ben presto al grido di “la 194 non si tocca”. E pace all’anima degli abortiti, che per i radicali non sono degni nemmeno di essere seppelliti, perchè altrimenti si correrebbe il rischio di equipararli agli esseri umani. Meglio che restino solo “rifiuti ospedalieri speciali”…
Per i radicali l’aborto è un diritto sacrosanto, indipendentemente dalle situazioni. Hanno tentato di cambiare in questo senso anche la permissivissima legge 194, ma poi si sono accorti che non serviva. Già così, interpretata regolarmente nel modo più largo possibile, la 194 garantisce l’aborto sempre e per tutti. La mentalità della morte che costoro (radicali, comunisti, ultraliberali…) propagandano ha già vinto, e la dimostrazione è sotto gli occhi di tutti: il bambino di Firenze poteva essere malformato o sano, ma nel dubbio si è deciso di ucciderlo. Nel dubbio, si è scelta la via della morte. Il tutto benedetto, come fanno notare i medici ed il segretario della CGIL Epifani, dalla legge 194.
Intendiamoci: leggendo il testo della 194, il comportamento tenuto dai medici risulta fuorilegge (art. 7). Ma leggendo il testo della 194 risulta anche che lo Stato, attraverso i consultori, dovrebbe “far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione di gravidanza” (art. 2). Non solo: lo Stato “tutela la vita umana fin dal suo inizio” (art. 1).
I consultori pubblici però sono in realtà centri che funzionano quantomeno male (centotrentamila aborti l’anno sono un po’ troppi, e non a caso la relazione del ministero si guarda bene dal dire quanti aborti siano stati evitati, come ormai da tempo chiede il Movimento per la Vita), e sulla tutela della vita ci sarebbe molto da ridire. Anche sulle cause che, secondo la legge, legittimano l’aborto entro i primi novanta giorni (art. 4), si potrebbe discutere lungamente: se ne fa un uso che è eufemistico definire ampio. Il caso di Firenze si muove sulla scia di questa interpretazione larga della legge: il “pericolo per la vita della donna”, unica condizione che legittima l’aborto quando è possibile la sopravvivenza autonoma del feto (art. 6 e 7), sarà giustificato riferendosi al possibile danno psicologico di un figlio malformato, ed in tal modo non ci sarà nessun colpevole, ma solo due vittime innocenti. Due perché con l’aborto non solo è stato ammazzato un bambino, ma è stata colpita (questa volta per davvero) anche la psiche della madre, che merita vicinanza e rispetto.
Due vittime, nessun colpevole, caso chiuso. E avanti con gli aborti, come e più di prima, e avanti con le richieste di eutanasia neonatale per evitare il “rischio” che qualche bambino possa sopravvivere all’aborto. Ecco la tranquilla normalità italiana.
Ma siamo sicuri che non ci sia nessun colpevole? Siamo sicuri che sia normale o anche solo tollerabile la morte di centotrentamila bambini l’anno a causa dell’aborto? Che differenza c’è tra tutti i feti abortiti ed il bimbo di Firenze? L’età?!
In realtà un colpevole c’è ed è sotto gli occhi di tutti, solo che pochi li apriranno: la legge 194. Basta guardare i numeri: un incidente aereo con qualche morto è giustamente definito una strage. Una legge che da quando è nata ha fatto più di quattro milioni di morti può essere una buona legge?

Federico Trombetta

1 commento:

Anonimo ha detto...

In seguito a questo tragico avvenimento ho appunto aperto un forum per discutere liberamente dell'accaduto...
Per chi voglia contribuire con la sua liberissima opinione questo è il link

http://tools.mrwebmaster.it/work/forum.php?forum_id=8552